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Home » Attualità » “Qua a Triggiano è così”, Defrancesco non chiede la revoca dei domiciliari. La difesa di ‘Sandrino’: “Solo congetture”

“Qua a Triggiano è così”, Defrancesco non chiede la revoca dei domiciliari. La difesa di ‘Sandrino’: “Solo congetture”

diLinda Cappello
22 Aprile 2024
A A
Cataldo Ansa 2

© Riproduzione riservata

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Ha rinunciato al ricorso al Riesame per ottenere l’annullamento della misura degli arresti domiciliari Armando De Francesco, arrestato il 4 aprile scorso. De Francesco, assistito dall’avvocato Nicola Quaranta, è uno dei 10 indagati sottoposti a misure cautelari (una in carcere, sette ai domiciliari e due divieti di dimora) nell’inchiesta su due distinte associazioni per delinquere finalizzate alla corruzione elettorale che avrebbero operato in occasione delle amministrative di Grumo Appula e della Regione Puglia (20 e 21 settembre 2020) e del Comune di Triggiano (3 e 4 ottobre 2021). Oggi anche la discussione dei ricorsi di Sandro Cataldo, posto ai domiciliari.

La difesa: “Su Cataldo solo congetture e sospetti. Mancano i gravi indizi di colpevolezza”

Nell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Sandro Cataldo, marito dell’ex assessora regionale Anita Maurodinoia, “la congettura è stata elevata a sospetto e il sospetto ad elemento di prova”. Lo sostengono i difensori di Cataldo, Mario Malcangi e Gianlucio Smaldone, a margine della discussione dinanzi al tribunale del Riesame al quale chiederanno oggi l’annullamento della misura degli arresti domiciliari per il loro assistito. I difensori sostengono che il quadro indiziario contestato dalla Procura “sia insussistente perché manca sia l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale sia la corruzione elettorale stessa, che se c’è è attribuibile ad altri soggetti”. Sono quindi anche inesistenti le esigenze cautelari. La difesa depositerà ai giudici del Riesame una memoria di 44 pagine con numerosi allegati dalla quale emerge – sostengono i legali – “la capillare attività politica svolta dall’indagato che non lo ha mai portato a compiere reati”. All’udienza, alla quale parteciperà anche il procuratore Roberto Rossi, la Procura chiederà al tribunale la conferma della misura cautelare. La decisione è attesa entro il 26 aprile. È invece slittata al 24 aprile l’udienza del Riesame per l’ex sindaco di Triggiano Antonio Donatelli, anch’egli ai domiciliari.

Le intercettazioni su Defrancesco: “Qua a Triggiano è così”

“Qua a Triggiano è così”. Armando Defrancesco, ritenuto il braccio destro di Sandrino Cataldo, finito come lui ai domiciliari per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, parlava così con la sua fidanzata in macchina commentando genericamente quali sono i meccanismi illeciti che sottendono alle scelte delle aziende che si aggiudicano gli appalti pubblici. Ma negli atti dell’inchiesta condotta dalla procura di Bari su un presunto giro di corruzione elettorale viene riassunto anche quale sarebbe – il condizionale in questa fase è d’obbligo – il modus operandi che secondo la Procura era utilizzato per accaparrarsi i voti. Le intercettazioni testimoniano il rammarico di Giuseppe Calisi, candidato consigliere a Triggiano nella lista “Con Donatelli sindaco”, poi non eletto nelle competizioni dell’ottobre 2021. Un risultato del quale il diretto interessato – finito poi nel registro degli indagati – non si capacita poiché Defrancesco gli avrebbe assicurato, secondo quanto scrivono gli investigatori nella loro annotazione, 80 voti.

Nel corso dello scrutinio, i due parlano così al telefono:

Calisi: Arma vabbè…e quelli nostri i 60 i 100 che dicevi tu dove stanno?

Defrancesco: dove stanno…mo te li faccio vedere…stanno stanno stanno;

Calisi: dove stanno Armando…dove stanno…io ti faccio vedere i miei, sto facendo il confronto…quelli singoli miei…senza accoppiata di 5 anni fa sezione per sezione eh…quelli miei alla San Giovanni Bosco risultano tutti pari…un po’ di meno un po’ di più…;

Defrancesco: eh;

Calisi: ma sul resto è tutto in meno…;

Defrancesco: e come mai scusa?

Calisi: e che ne so io…cosa ti devo dire…dove sta sto surplus…il surplus dove sta?

Defrancesco: Io ce li ho qua…ce li ho qua…;

A quel punto Calisi avrebbe sollecitato Defrancesco ad effettuare un conteggio più dettagliato delle preferenze. Quest’ultimo si sarebbe trovato “nella scomoda posizione in cui da un lato i votanti richiedevano il pagamento dei soldi pattuiti; dall’altro il Calisi, per le resistenza indicate, non gli stava consegnando i soldi”.

Agli atti ci sono anche le dichiarazioni di una elettrice, convocata dai carabinieri la sera del 5 ottobre dopo aver ricevuto 150 euro da Defrancesco, di cui diceva essere una lontana parente. “La scorsa settimana Armando è venuto presso la mia abitazione per propormi di votare, nel corso della tornata elettorale del 3 e 4 ottobre scorso, un candidato di nome Calisi. Lo stesso mi riferiva che se io, mio marito, mia sorella, mio cognato e i miei genitori lo avessimo votato ci avrebbe garantito una somma pari a 50 euro cadauno. Nella circostanza ci accordavamo che sarei stata io ad indicare a tutti i miei familiari di votare il predetto nominativo. Quando Armando mi venne a proporre ciò mi portò copia dei volantini che riportavano le modalità di voto ed il nominativo del candidato. Io, di contro, dovevo inviargli tramite whatsapp le foto delle schede elettorali di tutti e sei noi votanti. (…) Ieri pomeriggio o nella mattinata odierna, non ricordo, ho inviato un messaggio con l’applicazione whatsapp chiedendo allo stesso la consegna del denaro perché noi avevamo provveduto a votare il candidato che ci aveva proposto e lui mi rispondeva che nella giornata odierna mi avrebbe consegnato i soldi”.

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