“Mi rivolgo anche a chi è dietro le finestre di queste case e fa finta di non sentire: collaboriamo con le Forze dell’Ordine per salvare i nostri figli. Non comanda la mafia, comandiamo noi”. Se la legalità avesse una voce sarebbe quella di Lella Fazio. Sono passati 23 anni da quando lei e suo marito Pinuccio non hanno più visto rientrare a casa il loro Michele. Ventitré anni da quella maledetta sera del 12 luglio 2001, in cui la vita e i sogni del 15enne, di ritorno da una giornata di lavoro, furono per sempre stroncati da alcuni proiettili vaganti, partiti in una sparatoria tra clan rivali in Largo Amendoni, un anfratto di Bari Vecchia. Un omicidio di mafia, un martirio, che ha lasciato un segno indelebile nella comunità barese, ricordato nello stesso luogo della tragedia anche quest’anno, in una cerimonia di commemorazione alla presenza del neosindaco Vito Leccese, di Pinuccio e Lella Fazio, dei rappresentanti delle autorità civili e militari, e delle associazioni che compongono il presidio di Libera Bari coordinato da Don Angelo Cassano. Presente all’evento anche l’ex primo cittadino Antonio Decaro, visibilmente commosso.
Una vicenda che ha risvegliato da quel momento in poi un fortissimo sentimento di antimafia sociale; coscienza e lotta per la legalità che sopravvive grazie al lavoro coraggioso portato avanti in questi 23 anni dai genitori del giovane, per le strade, nelle scuole e nelle carceri. Perchè la lotta alla criminalità organizzata riguarda tutti, nessuno escluso, e deve partire dai luoghi di formazione e rieducazione.






