“Si tratta di un risultato mai raggiunto in precedenza, dopo che migliaia di migranti sono passati per il CARA di Bari si è giunti all’applicazione della norma che fissa un principio importante di democrazia e accoglienza: il riconoscimento della residenza ai richiedenti asilo che da almeno 6 mesi soggiornano in un centro di accoglienza”. È il commento della segreteria della Camera del Lavoro Metropolitana in merito alle procedure di residenza che il Comune di Bari ha avviato per numerosi ospiti del Centro di accoglienza richiedenti asilo.
“Tutto parte dagli incontri avuti presso le nostre sedi con gli ospiti del CARA – spiega la segretaria provinciale, Mariangela Monforte -, avviate per capire le necessità di questi migranti e in che modo noi potevamo rappresentare le situazioni che ci venivano denunciate rispetto alle condizioni di accoglienza nella struttura, all’impossibilità di accedere a tutti quei servizi e diritti per i quali è necessario possedere la carta di identità”. Da questi incontri è emerso come per nessuno di coloro che soggiornava da almeno sei mesi al Cara fosse stata avviata la procedura per la richiesta di inserimento nelle liste anagrafiche, al fine di ottenere la residenza così come prevede la legge”.
Da lì i contatti con la Prefettura per l’applicazione della norma, con la definizione delle procedure che è compito dell’ente gestore della struttura attivare presso l’amministrazione comunale. “Finalmente, nel mese di maggio, le prime richieste sono state inviate all’ufficio di competenza del Comune – aggiunge Monforte -. Nel frattempo abbiamo avuto l’autorizzazione, dopo nostra richiesta, ad aprire uno sportello presso il Cara, due ore ogni martedì dai primi di settembre come ufficio migranti della Cgil di Bari. Lo scorso martedì abbiamo avuto la conferma che le richieste di residenza proseguono e ci sono state le prime risposte positive dell’ufficio comunale con la consegna della carta di identità”.
“Crediamo si tratti di un risultato politico importante, in una città da sempre accogliente dove nessuno è straniero è una sorta di marchio identitario – conclude il segretario generale della Cgil di Bari, Domenico Ficco -. Invisibili fino a ieri, da oggi a questi migranti restituiamo la dignità di essere cittadini e cittadine parte della nostra comunità. Stessi diritti e stessi doveri, vero presupposto per una vera integrazione nel nostro Paese. Mentre a livello nazionale si discute di inasprire – pensiamo al Ddl sicurezza – una legislazione già punitiva per i migranti, a Bari siamo riusciti a dare seguito a norme che sicuramente faciliteranno la vita di queste persone. Pronti come siamo a sostenere – assieme a quelli sull’autonomia differenziata e i quattro per il lavoro dignitoso e contro la precarietà – anche il referendum sulla cittadinanza”.







