C’era una volta a Gravina un ponte alto 37 metri e di 25 arcate che permetteva ai fedeli di attraversare il torrente e raggiungere dal botros, l’antico centro abitato rupestre, la Cattedrale nella città nuova. Era la fine del XVII secolo quando il viadotto della Madonna della Stella fu eretto per collegare le due sponde della sorgente che intarsia i canyon gravinesi, per legare passato e futuro. Il ponte fu danneggiato da un forte sisma e poi ricostruito e trasformato dalla famiglia Orsini in acquedotto nel 1722, un percorso di tubature che fino al 1855 ha permesso di portare in paese le acque delle sorgenti Sant’Angelo e San Giacomo. Quel maestoso monumento orsiniano c’era una volta e oggi è più vivo di allora, perché pronto finalmente a brillare non solo di luce propria, grazie alla sua suggestiva unicità e all’affascinante spaccatura in cui sorge, ma di un restauro radicale nella struttura e di un impianto di illuminazione mai visto prima. Il ponte acquedotto torna finalmente a splendere in tutta la sua bellezza e a essere pienamente accessibile a cittadini e turisti, dopo un lungo intervento di restyling reso possibile grazie al finanziamento della Regione Puglia, sostenuto anche dal contributo di 25mila euro del Fai – Fondo per l’ambiente italiano, attraverso il bando “I luoghi del cuore”, con Intesa Sanpaolo. Si tratta di un progetto di illuminazione scenica, sicurezza del percorso pedonale e degli archi, che rende percorribile anche il secondo livello di arcate del ponte settecentesco.
Le luci del viadotto, diventato celebre nel 2019 in ogni angolo del globo poiché set del salto nel vuoto di James Bond, scena madre dell’ultimo capitolo della saga “007 – No Time to die”, si sono accese per la prima volta nella serata inaugurale del 27 ottobre, dinanzi a migliaia di persone che hanno affollato via Giudice Montea e via Madonna della Stella, rapite dallo spettacolo trasmesso in diversi luoghi della città anche grazie ai maxi schermi voluti dall’amministrazione comunale per questa giornata storica. Il ponte acquedotto di Gravina in Puglia c’era ieri, in un passato di fasti e buie miserie, e torna più bello che mai oggi, pronto ad abbracciare storie, persone e il turismo del domani. L’evento è stato aperto dall’intervento introduttivo del sindaco Fedele Lagreca, dell’eurodeputato Antonio Decaro, del Presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia Francesco Tarantini, di Mara Carcavallo, per la soprintendenza archeologica, Onofrio Tragni dell’ufficio tecnico comunale, Nicola Stefanelli, progettista del restauro e Saverio Russo, delegato Fai.
Il programma per le celebrazioni del ponte è stato molto articolato, con un allestimento scenico che ha coinvolto anche i due piloni posti all’estremità del ponte, che sono stati animati da scene di rievocazione della vita popolare di un tempo, una pastorale e l’altra di lavaggio dei panni come da antica tradizione. Il tutto allietato dal dolce canto popolare di Loredana Savino. Successivamente, l’attore Donato Paternoster, in abiti d’epoca orsiniana, ha recitato un monologo che ha proiettato gli spettatori presenti nell’epoca della progettazione e costruzione del monumento, raccontando la storia del monumentale ponte acquedotto. L’evento si è concluso con l’accensione delle luci e con uno spettacolo piromusicale.






