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Home » Attualità » I dipinti dell’Aula Magna dell’Ateneo di Bari: “Iconografia della Puglia e del sapere. È la nostra Cappella Sistina” – FOTO

I dipinti dell’Aula Magna dell’Ateneo di Bari: “Iconografia della Puglia e del sapere. È la nostra Cappella Sistina” – FOTO

diMaela Poliseno
12 Gennaio 2025
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© Riproduzione riservata

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Il prossimo 15 gennaio ricorrerà il centenario dalla nascita dell’Università degli studi di Bari. L’Ateneo è in festa, i preparativi si fanno sempre più ferventi. Un traguardo importante perché in questo secolo di vita è avvenuta la crescita e l’affermazione di un ateneo che è diventato tra i più importanti del sud Italia, e che come ha affermato il magnifico rettore Stefano Bronzini “con questa celebrazione non raccontiamo quello che fu ma immaginiamo i prossimi 100 anni”.

Tuttavia, proprio in occasione della celebrazione, l’Università di Bari ha promosso la redazione di un volume dal titolo “Guida” ai dipinti murali di Mario e Guido Prayer (1924) nell’Aula Magna del Palazzo Ateneo di Bari, nato dall’idea di Mimma Pasculli Ferrara, docente ordinaria di Storia dell’arte Moderna, del quale offre una curata prefazione. Il testo corredato di foto a colori dei fotografi Tartaglione, rientra nella Collana del Centro Ricerche di Storia religiosa in Puglia “BIBLIOTECA DELLA RICERCA PUGLIA STORICA” diretta da Giovanni Dotoli e Mimma Pasculli Ferrara, scritto dalla dottoressa Irene Malcangi e da Francesco De Martino, professore presso la Facoltà di Foggia.

Il volume, diviso in due parti di cui la prima ad opera della Malcangi, la seconda di De Martino, si presenta ai nostri occhi proprio come una bibbia dal contenuto preziosissimo; non è un caso che il termine “guida” nel titolo sia stato posto tra virgolette perché l’intenzione è quella di prendere per mano il visitatore spalancando le porte della straordinaria Aula Magna, fiore all’occhiello dell’Ateneo, tra le quattro più belle d’Italia e condurlo alla volta dell’analisi iconografica della volta dell’Aula. “Un’aula Magna da mito, come dico nel sottotitolo del libro – ci spiega Pasculli Ferrara – perché non c’è un pezzo di muro che non sia dipinto, quasi un’orgia dell’iconografia che arriva fino ai giorni nostri non del tutto compresa”.

Attraverso lo studio delle carte rinvenute nell’archivio dell’Università a Valenzano e diretto dal dottor Ventrella, gli autori del libro hanno messo mani ai faldoni che contenevano le prime carte del lavoro commissionato, nei primi anni ’20 del ‘900, ai fratelli Prayer, originari di Torino, che hanno dipinto la volta dell’aula in soli quattro mesi. La loro firma è l’alloro che ricorre lungo tutto il soffitto a coronare simbolicamente l’opera. Inizialmente e fino agli anni sessanta del secolo scorso, si svolgevano sedute di laurea, oggi è il luogo dove avvengono conferenze, giornate di studio, convegni. “Si tratta di un luogo sacro del sapere – spiega la professoressa – che possiamo paragonare alla Cappella Sistina di Michelangelo a Roma. Un confronto ipotizzabile sia da un punto di vista dell’impianto decorativo sia da quello planimetrico”.

Una volta dentro, si resta un po’ frastornati dopo aver passato in rassegna alcuni dei tanti dettagli e storditi da tanta ricchezza concentrata in un’aula sola ma che è magna. Absidata a unica navata come fosse una chiesa, con gli occhi all’insù e la testa che ruota in cerca di una visuale più adatta, si rimane catturati da tanto splendore e increduli che tanta magnificenza sia stata ideata, progettata e realizzata in pochi mesi, nella frenesia degli altri lavori edilizi e di adeguamento delle strutture che contemporaneamente, in quegli anni, andavano avanti. Con l’aiuto della professoressa, proviamo ad orientarci partendo dall’asse frontale: in corrispondenza dello stallo del Rettore, in una nicchia troviamo la dea Atena. Qui, ab origine, vi era la statua del re Vittorio Emanuele II da considerare correlata alla lunetta della controfacciata dove in principio vi era la rappresentazione del busto di Benito Mussolini, oggi coperto dalla Libertas, chiaramente simboli del potere politico del periodo fascista. Nella calotta absidale si posizionano i Viri Illustres: Morgagni, Galilei, Leonardo, San Tommaso e Vico ma quello che più colpisce è un insolito Dante pensoso, di rara rappresentazione e per questo importante; essi sono i padri fondatori di concetti e dottrine alla base della cultura italiana.

Lungo le pareti laterali, in piccoli aulici medaglioni tondi sono riprodotti due rappresentanti della letteratura, Ariosto e Tasso e due dell’arte, Vasari e Michelangelo. Disseminate nella volta ci sono le Artes, allegorie delle discipline: filosofia, matematica, medicina, letteratura, geografia e agricoltura. Nelle campate le Città Pugliesi più importanti per enfatizzare il legame con il territorio; Bari, per esempio, viene rappresentata in una allegoria che fa riferimento al ruolo della città come ponte verso l’Oriente.

L’obiettivo di tale lavoro, immenso e meraviglioso, è quello di fornire alla collettività una possibile chiave di lettura e di interpretazione della ricca decorazione dell’Aula Magna e sopperire così alla mancanza del ritrovamento del programma iconografico originale. Tale mancanza ha dato adito al colto intervento del professor De Martino attraverso una sapiente interpretazione dell’enciclopedia decorativa mentre la dottoressa Malcangi si è occupata di reperire, organizzare, studiare e scrivere i reperti e le informazioni che hanno permesso la nascita del volume.

“Un bene culturale da conoscere e tutelare in un processo di valorizzazione già cominciato nel 2018 con la ‘Domenica al Museo’ del Sistema Museale dell’Ateneo di Bari e che – conclude la professoressa Pasculli Ferrara – vorremmo portare avanti, affinché una tale bellezza come l’Aula Magna non resti preclusa a nessuno”.

 

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Ateneo Bari
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