Adesso è ufficiale: Nicola Decaro si candida a essere il prossimo rettore dell’Università di Bari. Il direttore del dipartimento di Medicina veterinaria – nonché fratello dell’ex sindaco Antonio, ora europarlamentare – è pronto a prendere le redini dell’uscente Stefano Bronzini, e portare Uniba ancora oltre. Ha dato appuntamento nell’aula magna del Campus di Medicina veterinaria il 31 gennaio. E da lì comincia la corsa.
Professore, allora è ufficiale: si candida.
“È ufficiale, il 31 presento la mia candidatura al Campus dove insiste il mio dipartimento. Sento di presentarla prima nel posto dove sono nato come studente e poi docente, e poi all’esterno. Lo devo a tutti coloro che lavorano lì, oltre che agli studenti. Sono docente dal 2002 e prima sono stato ricercatore, ho convissuto con gli altri quasi 23 anni, di cui gli ultimi nella gestione”.
È il passo naturale, quindi.
“Penso di mettere in gioco le mie capacità, pur non essendo il massimo esperto di tutti i problemi, ma conto di poter costruire una buona squadra. Bisogna avere una visione chiara dell’università, ma anche la capacità di formare una squadra di delegati che si impegnano veramente nella risoluzione dei problemi. Credo in una governance condivisa, non solo il tipo da uomo solo al potere”.
Quando ha maturato la scelta di candidarsi al ruolo di rettore?
“Quando sono diventato direttore di dipartimento nel 2021, dopo essere stato vicedirettore per sei anni, non avevo alcuna idea di maturare la candidatura. Ho iniziato a pensarci dopo la visita per l’accreditamento europeo del corso di laurea in Medicina veterinaria, operazione che ha richiesto molto sforzo sia organizzativo che gestionale e di mediazione. Mi sono ritrovato a ricucire diverse situazioni, e l’ho fatto in funzione solo degli studenti, dato che l’accreditamento europeo serve prima di tutto a loro, perché il titolo conseguito a Bari sia valido anche all’estero”.
Quindi dall’insegnamento è passato alla gestione.
“E ho visto che questa parte più gestionale del lavoro poteva interessarmi. E poi, con l’interlocuzione costante con i tecnici, gli amministrativi, il Senato accademico e i docenti, inevitabilmente ti confronti con questioni che riguardano l’intera Università, e vieni a conoscenza di problematiche che hanno bisogno di maggiore attenzione”.
Tipo?
“Tipo una maggiore interlocuzione con le istituzioni. Penso per esempio ai rapporti fra l’Università e l’azienda ospedaliera Policlinico. E poi servono maggiori servizi per gli studenti, spazi adeguati, biblioteche aperte fino a notte e strategie per limitare la fuga. Negli ultimi anni stiamo perdendo immatricolazioni per la denatalità, ma anche per la presenza di università telematiche”.
Quali sono i punti di forza dell’Università di Bari, oggi?
“Al suo interno ci sono molte eccellenze spesso non adeguatamente valorizzate. Parlo di docenti, ma anche di tecnici e amministrativi che hanno buona volontà, e il cui impegno è stato fondamentale prima e durante la visita di accreditamento di Anvur, avvenuta a novembre 2024. Non si sono mai sottratti, a prescindere dal ruolo. E poi abbiamo tante realtà legate al territorio e all’impresa, e la collaborazione con l’impresa deve essere potenziata. Abbiamo un’offerta didattica valida, ma dobbiamo renderla più attrattiva per studenti non solo della Puglia, ma pure del resto d’Italia e stranieri. Infine, il bilancio è solido, anche se messo a rischio dai recenti tagli universitari”.
Se diventerà rettore, quale sarà il suo primo atto?
“La riorganizzazione e il potenziamento degli uffici, e l’apertura delle biblioteche e degli spazi per gli studenti fino a tardi. L’Università deve essere un posto vissuto tutto il giorno, non solo per le lezioni ma anche per studiare e svolgere attività di relax”.
Visto il suo amore per gli animali, permetterebbe ai dipendenti Uniba di portare i loro in ufficio, come succede in altre istituzioni e in Parlamento?
“In realtà è già possibile, grazie al precedente direttore è stato approvato in Senato un regolamento per l’introduzione degli animali negli uffici. Forse si sa poco, ma i dipendenti di Uniba possono farlo. Dovrebbe essere una misura da pubblicizzare meglio”.







