Immaginate l’evangelista Matteo che parla in barese. Immaginatelo raccontare la parabola biblica in dialetto. “U tèstamènde nève, u vangèle chendate da Mattè”. L’opera è frutto della mano barese di Luigi Canonico, autore vernacolare tra i più noti in città; mentre la divulgazione del Vangelo è a cura del podcast “Accordarsi – Rifugio culturale”, progetto dell’associazione A.M.L. e T., e diretto da Enzo Granella. Da gennaio fino a Pasqua e ogni seconda domenica del mese verrà letta una parte del Nuovo Testamento del novello “evangelista barese”, Luigi Canonico. D’altronde nomen omen: chi meglio di lui per tradurre uno dei vangeli canonici? Il primo episodio ufficiale è stato preceduto da un’anteprima durante la puntata del 22 dicembre dedicata con la lettura di un breve estratto dell’opera “U tèstamènde”.
Dichiara Canonico: “La traduzione dei testi sacri è di grande responsabilità verso il Creatore che ce li ha dati e verso coloro che si avvicineranno alla lettura. Sono un assiduo studioso della Bibbia che avrò letto e studiato interamente tantissime volte e continuo a farlo. Non sono tuttavia un tecnico linguistico che consulta i manoscritti originali, ma mi avvalgo, nella traduzione in dialetto, di Bibbie moderne più accreditate dai migliori studiosi del greco antico”.
Per arrivare al risultato ottenuto la ricerca è stata lunga, cinquant’anni di paziente e meticoloso studio. Un lavoro di cesellamento parola per parola, in modo da ottemperare alla responsabilità di scelta più consona nel far corrispondere termine originale e traduzione. “Ho fatto ricerche sugli approfondimenti linguistici e storici di chi ha grande rispetto per Dio e per la sua Parola scritta, la Bibbia – racconta Canonico – Inoltre ho attinto dalla vasta letteratura che sostiene con dignità la storicità, la linguistica propria della Bibbia e la critica costruttiva del libro eccezionale che è la Bibbia. Questo perché la Bibbia non può essere interpretata, piuttosto studiata e approfondita. Il significato è insito nella Parola di Dio. Non si può aggiungervi o togliervi una parola; tantomeno forzare il significato”.
La scelta di pubblicare una versione “vulgata” del Testamento in dialetto potrebbe sembrare ortodossa ai più. Eppure essa permette di avvicinare il testo delle Sacre Scritture a tutti, secondo il messaggio cristiano, secondo il significato di una religione rivolta al vulgus, al popolo, alla gente. “Perché ho pensato di tradurre la Bibbia nel nostro dialetto, la mia lingua madre? – si chiede lo stesso autore – Primariamente per dare ad alcuni appassionati del nostro dialetto l’opportunità di leggere il Libro più importante che possa mai esistere, perché si dimostra un’opera non terrena, opera di Dio. È dovere morale di ogni cristiano far sì che chiunque possa avere l’opportunità di conoscere le Sacre Scritture. Leggere la Bibbia, di cui il Nuovo Testamento rappresenta una parte considerevole, significativa, coinvolgente ed educativa al tempo stesso, non ultimo di lode a Dio e anche a Cristo che è venuto per riscattarci. E poi se tanti libri si scrivono, anche poesie, racconti e opere teatrali a rappresentare la cultura di Bari, ritengo che non debba mancare la più grande e bella opera mai scritta, la Bibbia”.
“U Tèstamènde Nève” è composto di 27 libri per un totale di 600 pagine. Tra i libri del Nuovo Testamento è stata prediletta la lettura del Vangelo di Matteo per il podcast “Rifugio culturale” sulla piattaforma Spotify, secondo l’accurata selezione del direttore stesso direttore Enzo Granella, che ne spiega il motivo: “Ho scelto la scrittura matteana per la suggestione che suscita il ricordo della versione cinematografica di Pier Paolo Pasolini e poi in quanto ha, nella stesura più ampia rispetto agli altri tre, una forma più narrativa e rivolta allo svolgersi dell’intera vita di Gesù”.
E ancora: “Il nostro podcast “Rifugio culturale” ha fra i suoi principali scopi quello di diffondere la conoscenza dei talenti del nostro territorio e dar loro voce. Ho scelto di pubblicare questa traduzione dalla viva voce dell’autore per il suo spirito verace eppure raffinato, per il grande amore con cui è impegnato in questo compito”.








