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Home » Attualità » Maciste nelle Grotte di Castellana e Mastroianni fra i trulli: quando al cinema la Puglia non è Puglia – FOTO

Maciste nelle Grotte di Castellana e Mastroianni fra i trulli: quando al cinema la Puglia non è Puglia – FOTO

diGiuliana Vendola
5 Febbraio 2025
A A
Maciste Grotte

© Riproduzione riservata

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“C’era una volta…” una terra vergine, segnata dai campi arsi del Tavoliere e dalle spume di Ionio e Adriatico. “C’era una volta…” una Puglia bella e senza nome, scelta come set cinematografico fin dagli anni ’20, quando non vi era neppure l’ombra di Apulia Film Commission e Bif&st. Tempi non sospetti in cui sul piccolo e grande schermo apparivano i territori della regione, spacciati per altri angoli di mondo, dalla Campania al Brasile. Perché sono tantissimi i film e gli spaccati televisivi girati nel Tacco d’Italia, con regie e cast stellari, in cui, però, non si fa alcun accenno a città e scorci pugliesi, ingannando gli spettatori. Una miriade di territori che oggi sono cinematograficamente onnipresenti e protagonisti indiscussi di trame, a tratti anche sovraesposti. Ed è, forse, proprio per questo che è arrivato il momento di scavare nella storia, nelle teche dello spettacolo, e riportare alla luce le scene di una Puglia incontaminata, seppur spesso mascherata da altro e talvolta addirittura lasciata anonima.

Partiamo dal 1923, quando il regista Gennaro Jovine dirige “Maria… vieni a Marcello”, scegliendo come location Lucera, nel Foggiano, presentata come Napoli. Si tratta del primo film muto girato in Puglia, prodotto dalla Garganica Film e ispirato a un fatto di cronaca avvenuto nel capoluogo campano all’inizio degli anni venti. È il 1962 e arriva sul grande schermo “Maciste all’inferno”, un film peplum, ovvero storico e in costume, diretto da Riccardo Freda, con Kirk Morris, ambientato in Scozia. Le scene degli inferi, in pieno stile dantesco, vengono, però, girate all’interno delle Grotte di Castellana (in provincia di Bari). Si tratta del primo film a colori girato in Puglia.

Nel 1963 è il momento de “Il segno di Zorro”, film con la regia di Mario Caiano. Il western racconta un’avventura ambientata in Messico, ma molte scene prendono vita nei comuni baresi di Turi e Casamassima. Come non annoverare tra i massimi capolavori, poi, “Il Vangelo secondo Matteo”, opera scritta e diretta nel 1964 da Pier Paolo Pasolini e incentrata sulla vita di Gesù, come è descritta dall’apostolo Matteo nel suo Vangelo. Oltre due ore di girato che raccontano la Palestina di Cristo e la storia più affascinante di tutti i tempi, ricostruendo Gerusalemme e tutti gli anfratti biblici nei suggestivi ambienti rupestri di diverse regioni del Sud. Il geniale cineasta sceglie come location principali i Sassi di Matera, Barile, Lagopesole, in Basilicata, mentre la gravina di Ginosa, Massafra, Manduria, Castel del Monte, Gioia del Colle e Santeramo in Colle  in Puglia. La moviola continua ad avvolgersi ed è il momento di “Casanova ’70”, a firma di Mario Monicelli con gli indimenticabili Marcello Mastroianni, Virna Lisi e Moira Orfei. Alcuni esterni del film furono girati nei Comuni di Conversano, Turi, Alberobello e Locorotondo.

 

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Little Tony
Maciste
Maciste Grotte

Off topic. Per un attimo abbandoniamo la lista di film, perché c’è una chicca televisiva e musicale degna di nota, che non può restare in soffitta, soprattutto in prossimità del Festival di Sanremo. Abbiamo scovato un videoclip del 1966 in cui il mitico Little Tony canta la sua “Riderà”, passeggiando su un improbabile marciapiede, accanto ad auto e camion che sfrecciano sulla circonvallazione di Bari (attuale tangenziale). Nel filmato, mandato in onda nel varietà Rai “Spettacolo Ovunque (Le Puglie)”, si intravede il rione Stanic, alle spalle dell’artista. In questo caso è fatta menzione della regione, ma non della città in cui performa il papà del rock & roll all’italiana.

Proseguiamo con il cinema. Nel 1967 approdano in Puglia gli immensi Sophia Loren e Omar Sharif, nei panni della splendida popolana Isabella Candeloro e del principe del Regno di Napoli Rodrigo Fernández. È la favola partenopea “C’era una volta”, diretta da Francesco Rosi e prodotta da Carlo Ponti, marito della Loren. Il film è in gran parte girato nelle terre della masseria Pellicciari in agro di Gravina in Puglia e in altre zone del Tavoliere e della provincia di Matera. Poi è la volta di Monica Vitti, Stanley Baker e Carlo Giuffrè, che si ritrovano a Polignano a Mare nel 1968 per “La ragazza con la pistola” di Mario Monicelli. Una storia d’amore che racconta la Sicilia, attraverso una scena chiave realizzata in questo pezzo di Puglia.

Nel tempo, poi, si avvicendano diversi progetti cinematografici, arrivano gli anni ’70 e il trionfo della commedia sexy all’italiana di Lino Banfi. Da quel momento si comincia a raccontare la pugliesità nella comicità, ambientando le storie tra Capitanata, provincia di Bari e Bat. La regione viene citata e diventa protagonista di opere cult irriverenti, ma è ancora set travestito da altro nel mondo del cinema più poetico e impegnato. Nel 1987 Lucera diventa teatro a cielo aperto del film “Le vie del Signore sono finite”, scritto, diretto e interpretato dal grandissimo Massimo Troisi, vincitore di un Nastro d’Argento per la miglior sceneggiatura. La città di Capitanata rappresenta nell’immaginario collettivo il paese di Acquasalubre, che, a giudicare dal dialetto napoletano, pare si trovasse in Campania.

Il nostro viaggio sta per concludersi, lasciando spazio a ricordi e riflessioni in merito alle trascendenti evoluzioni che hanno caratterizzato questi territori, in termini di reputazione turistica e cinematografica. Un exploit dovuto soprattutto ai luoghi che hanno reso la Puglia simbolo indiscusso di arte e cultura. Ne è un esempio il teatro Petruzzelli di Bari, dove nel 1988 il maestro Franco Zeffirelli decise di girare molte scene de “Il giovane Toscanini”, interpretato dai divi hollywoodiani Thomas Howell e Liz Taylor. Il film, incentrato sui primi anni di carriera del direttore d’orchestra ottocentesco, racconta anche la sua tournée in Brasile, in realtà ambientata all’interno del maestoso teatro barese, che dopo alcuni anni sarà distrutto dalle fiamme. Questa pellicola resta una viva testimonianza di come fosse quel palcoscenico, il cuore di Bari, prima del devastante incendio.

L’era di questa Puglia che è altro da sé sullo schermo si conclude probabilmente nel 1992, con il delicato e profondo capolavoro “Io speriamo che me la cavo”, di Lina Wertmuller e con Paolo Villaggio. È la storia del maestro elementare Marco Tullio Sperelli, che viene trasferito per una questione burocratica nell’immaginario paesino di Corzano, nel Napoletano. Ebbene moltissime scene di quel film sono in realtà realizzate nel centro antico di Taranto, ad Altamura e a Corato. Una carrellata di opere e genialità lungimiranti che pur occultando i nomi dei territori pugliesi e lucani in cui tutto ciò ha preso vita, ne hanno previsto la profonda vocazione. E non è cosa da poco.

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