Sale sul podio del Festival di Sanremo per dirigere l’orchestra, indossando una maglietta con una sigla misteriosa: “BDS”. Così il maestro Fabio Barnaba finisce al centro delle polemiche: perché per molti quelle tre lettere sono un acronimo di “Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni”, un movimento internazionale a guida palestinese che chiede sanzioni contro Israele. La cosa non sfugge, c’è chi si complimenta e chi si indigna, quelle tre lettere fanno il giro del web e portano Barnaba al centro della discussione, fra sostenitori e oppositori. Sulla questione interviene anche la Rai, con il direttore dell’intrattenimento Prime Time, Marcello Ciannamea, che assicura verifiche “perché non ne abbiamo evidenza”.
C’è un dettaglio, però, che ribalta l’intera questione: Fabio Barnaba è originario di Taranto, e nella serata dei duetti ha accompagnato l’esecuzione della cover di Alicia Keys da parte di Serena Brancale e Alessandra Amoroso. Tre province pugliesi in un colpo solo sul palco più importante della canzone italiana, dato che Brancale è di Bari e Amoroso è leccese. E quindi Barnaba ci ha messo del suo, riprendendo con quelle tre lettere un modo di dire molto usato, nella sua Taranto: “Butt d’ sang”, alla lettera uno sversamento di sangue, espressione che indica la fatica nel fare qualcosa.
I pugliesi l’hanno capito subito – e infatti fra i primi a rendersi conto della trovata sono stati i tipi della community social Inchiostro di Puglia – chi invece non pratica il territorio ha avuto più difficoltà, e ha pensato che Barnaba volesse veicolare un messaggio contro Israele. In realtà Barnaba aveva indossato una t-shirt con un’altra espressione dialettale già nelle sere precedenti, quando ha diretto le Nuove proposte, sia Maria Tomba che il vincitore Settembre.
Di fronte alle polemiche montanti su “BDS”, però, si è trovato costretto a spiegare: “È un motto per dire “sangue sudore e lacrime” in tarantino, un acronimo che rappresenta i sacrifici che i musicisti fanno per esprimere la loro arte – ha scritto sui suoi canali social – Ho voluto portare anche un po’ di Taranto sul palco, visto che c’erano Bari e Lecce. Tutte e tre unite in un unico abbraccio. Letteralmente in dialetto significa “butt d’ sang”, viva la nostra Puglia!”.







