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Home » Attualità » Bari intitola giardino a Tina Anselmi, partigiana della democrazia: “Donna di pace e giustizia”

Bari intitola giardino a Tina Anselmi, partigiana della democrazia: “Donna di pace e giustizia”

diLa Redazione
31 Marzo 2025
A A
31 03 25 Questa Mattina La Cerimonia Di Intitolazione Di Un’area Del Municipio Ii A Tina Anselmi 1

© Riproduzione riservata

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Da oggi un”area di corso Alcide De Gasperi (tra il civico 379 e 381) è intitolata a Tina Anselmi, ministra, deputata della Repubblica italiana e partigiana della democrazia. Alla cerimonia, questa mattina, hanno partecipato fra gli altri la vicesindaca Giovanna Iacovone, l’assessora regionale all’Ambiente e alle Politiche di genere Serena Triggiani, e la consigliera comunale Giovanna Salemmi, promotrice dell’iniziativa che rientra nella ‘Campagna 8 marzo, 3 donne, 3 strade’, promossa dall’associazione Toponomastica femminile e sostenuta dall’Anci per onorare la memoria delle donne che hanno lasciato un segno nella storia locale, nazionale e internazionale.

Anselmi è stata ricordata non solo per il suo ruolo politico, ma anche “per l’impegno profuso nel promuovere una cultura di pace e di giustizia sociale, per le sue doti di equilibrio, dirittura morale e intransigenza istituzionale che le fecero guadagnare l’ampio consenso di tutte le parti politiche, e per aver esaltato il ruolo della donna nella politica e nella società, attraverso il suo esempio di vita e la sua attività politica”.

“Come assessora alla Toponomastica – ha detto Iacovone – ho assunto l’impegno, che porterò avanti con determinazione, di dedicare sempre più spazi pubblici della nostra città a donne che, a livello nazionale, internazionale e locale, hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della democrazia e della nostra storia politica, culturale e sociale”. Tina Anselmi, ha aggiunto, “è sicuramente tra queste: una donna coraggiosa, determinata e generosa che ha lavorato per il benessere delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese senza discriminazioni”.

Tina Anselmi

1927-2016

Tina Anselmi nacque a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927 in una famiglia cattolica: il padre era un aiuto farmacista di idee socialiste e fu per questo perseguitato dai fascisti; la madre gestiva un’osteria assieme alla nonna.

Frequentò il ginnasio nella città natale, quindi l’istituto magistrale a Bassano del Grappa. È qui che il 26 settembre 1944 i nazifascisti costrinsero lei e altri studenti ad assistere all’impiccagione di trentuno prigionieri per rappresaglia: decide così di prender parte attivamente alla Resistenza. Con il nome di battaglia di “Gabriella” (ispirato all’arcangelo Gabriele) divenne staffetta della brigata Cesare Battisti al comando di Gino Sartor, quindi passò al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà.

Frattanto, nel dicembre dello stesso 1944, si iscrisse alla Democrazia Cristiana e partecipò attivamente alla vita del partito.

Dopo la seconda guerra mondiale si laureò in lettere all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, divenendo poi insegnante elementare.

Nel secondo dopoguerra si impegnò nell’attività sindacale in seno alla CGIL e poi, dalla sua fondazione nel 1950, alla CISL. Fu dirigente del sindacato dei tessili dal 1945 al 1948 e del sindacato degli insegnanti elementari dal 1948 al 1955. Dal 1958 al 1964 fu incaricata nazionale dei giovani nella Democrazia Cristiana. Nel 1963 venne eletta componente del comitato direttivo dell’Unione europea femminile, della quale divenne vicepresidente nello stesso anno. Nel 1959 entrò nel consiglio nazionale dello Scudo Crociato. Fu deputata dal 1968 al 1992, eletta sempre nella circoscrizione Venezia-Treviso: nel corso del suo lungo mandato parlamentare fece parte delle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali. Si occupò molto dei problemi della famiglia e della donna: si deve a lei la legge sulle pari opportunità.

Per tre volte sottosegretaria al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, dal 29 luglio 1976 fu ministra del lavoro e della previdenza sociale nel governo Andreotti III: un fatto storico, perché l’Anselmi divenne la prima donna ministra in Italia. Nel 1975 presiedette la delegazione italiana alla World Conference on Women promossa dall’ONU a Città del Messico, presenziando ai successivi eventi di Nairobi nel 1985 e di Pechino nel 1995.

Nel 1977 fu tra i primi firmatari della legge italiana che apriva alla parità salariale e di trattamento nei luoghi di lavoro, nell’ottica di abolire le discriminazioni di genere fra uomo e donna.

Dopo l’esperienza al Ministero del Lavoro, fu anche Ministra della Sanità nei governi Andreotti IV e V.

Proprio in questo periodo, nel 1979, quando Tina Anselmi fu ministro della Sanità, con la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (L. 23 dicembre 1978, n. 833) si decise il ritiro dal mercato di migliaia di farmaci che una commissione tecnica aveva appena giudicato inutili o addirittura pericolosi. L’anno successivo, subì anche un attentato in casa propria.

Nel 1981, nel corso della VIII legislatura, venne nominata presidente della Commissione parlamentare di inchiesta della Loggia massonica P2 di Licio Gelli, che terminò i lavori nel 1985.

Nel maggio del 2010 ricevette nella sua villa di Castelfranco Veneto la visita del direttore del giornale Il Piave che su mandato di Licio Gelli le proponeva un incontro chiarificatore a quasi trent’anni dai fatti della P2, in quanto fu presidente della commissione d’inchiesta. L’incontro non avvenne, ufficialmente per motivi di salute.

Firmataria della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, fu considerata come una “madre della Repubblica” e la sua candidatura fu proposta più volte durante le elezioni per il Capo dello Stato: nel 1992 fu il settimanale Cuore a sostenerne la candidatura e il gruppo parlamentare La rete a votarla, mentre nel 2006 un gruppo di blogger la sostenne attraverso una campagna mediatica che prendeva le mosse dal blog “Tina Anselmi al Quirinale”.

Nel 2004 promosse la pubblicazione di un libro intitolato “Tra città di Dio e città dell’uomo. Donne cattoliche nella Resistenza veneta”, di cui scrisse l’introduzione e un saggio.

Morì nella sua abitazione di Castelfranco Veneto poco dopo la mezzanotte del 1° novembre 2016: dal 2001 era affetta dalla malattia di Parkinson e negli ultimi anni un ictus aveva contribuito ad aggravare il suo stato di salute.

Tina Anselmi rappresenta la memoria dell’antifascismo, un valore fondamentale su cui si è costruita la storia dell’Italia contemporanea.

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