Da una parte le legittime esigenze dei residenti della zona, dall’altra la voglia dei più giovani di avere a disposizione luoghi di aggregazione e in mezzo il bisogno dei commercianti – che in quel quartiere hanno investito, in tempi non sospetti – di continuare a fare impresa. La questione Umbertino continua a tenere banco a Bari, con una serie di incontri tra le parti organizzati dal sindaco Leccese a Palazzo di Città e le voci dei protagonisti che spiegano le loro ragioni. Ieri pomeriggio il primo cittadino ha ascoltato i residenti. Lunedì toccherà ai ragazzi, dopodiché sarà la volta degli operatori commerciali. L’idea dell’amministrazione è quella di provare a delocalizzare la movida. “Programmare delle attività decentrate – ha spiegato Leccese – che possano alleggerire il carico di presenze all’interno del quartiere Umbertino”.
Intanto, questa mattina, Telebari ha ospitato un confronto tra Antonio Nettis, il 25enne che a poche ore dal karaoke notturno della festa di San Nicola chiedeva un confronto al sindaco Leccese su quanto accaduto e che successivamente poi ha reso pubblica la denuncia penale ricevuta (secondo lui) dagli abitanti dell’Umbertino, e Mauro Gargano, il presidente del Comitato salvaguardia zona Umbertina. “Volevamo festeggiare il nostro santo patrono, ballando e cantando – ha spiegato il ragazzo -. C’era caos ovunque per San Nicola, tanti ragazzi in zona, è stata una escalation e ad un certo punto si è scatenato il putiferio”. Pronta la risposta di Gargano: “Il vero problema è dettato dal carico antropico periodico sull’Umbertino. Il tema non è quelle due serate, la questione è ben più ampia: quanto successo a San Nicola accade spesso, seppure in maniera leggermente più blanda, e mette a repentaglio il riposo e la vivibilità del quartiere per chi ci abita”.
“Il problema è strutturale – argomenta Nettis –. All’Umbertino ci sono tanti locali, quasi strutturati in maniera tale che la gente debba stare fuori, in strada. Un esempio? Non ci sono discoteche, insonorizzate, in centro. E non c’è la possibilità di raggiungere quelle in periferia con dei mezzi dedicati, magari degli autobus, per gli studenti fuorisede. I giovani, quindi, si riversano nei locali dell’Umbertino in cerca di divertimento, in strada per quei motivi strutturali di cui sopra, ed inevitabilmente si crea il caos”. È d’accordo Gargano: “L’analisi fatta non fa che confermare la nostra tesi – dice -. C’è stata una mancata pianificazione degli insediamenti e delle attività del food: tutta la città è diventata ostaggio dell’Umbertino, unica zona in cui lo sviluppo di questo tipo di locali è stata esponenziale, senza alcuna tutela di quella che in teoria doveva essere anche una zona di pregio da salvaguardare. Giovani, da tutte le parti della città, convergono da noi perché non hanno alternative: migrazioni notturne, senza controlli né sicurezza”.
Tutti d’accordo, quindi, ma resta la domanda del giovane Nettis: “È giusto che io, adesso, debba fare i conti con una denuncia penale? Solo perché durante la festa patronale, con alcuni amici, abbiamo messo della musica in strada? Non voglio sminuire quanto accaduto, per quanto a mio parere, durante una festa patronale, non si tratta di nulla di grave. Una denuncia, però, mi pare assurdo”. Alla domanda, risponde Gargano: “Si sta strumentalizzando la faccenda. Non credo si tratti della denuncia di un privato, ma di un’indagine partita d’ufficio data la spettacolarizzazione di quanto accaduto. Il cosiddetto percorso che si innesca quando c’è una ‘notitia criminis’, una notizia di reato. Noi non siamo contro la movida, noi siamo contro la degenerazione del fenomeno della movida: la malamovida, quella che avviene quando ci sono dei comportamenti che travalicano quelli del vivere civile. Quel disastro che è stato fatto nell’Umbertino deve trovare un rimedio. Le linee di indirizzo? Rendere attrattive per i giovani altre zone”.






