Un eccellente prodotto pugliese, un simbolo della cucina molfettese pronto a ricevere un prestigioso riconoscimento: la cicoria puntarelle di Molfetta diventa a marchio Igp. Indicazione geografica protetta: è questo il significato della sigla, un marchio attribuito dall’Unione europea che contraddistingue un prodotto con una determinata qualità o caratteristica dipendente dall’origine geografica. “È ufficiale — dice Mauro De Ruvo, presidente dell’Associazione per la valorizzazione e la promozione della cicoria puntarelle molfettese, ai microfoni di Telebari — attendiamo solo la pubblicazione da parte della Comunità europea, che ci sarà dopo la consacrazione ministeriale del 4 giugno, ma è una formalità. Abbiamo superato prima l’iter regionale, poi abbiamo affrontato per due anni l’iter ministeriale, che è il più importante. Una procedura complessa, ma ce l’abbiamo fatta”.
Un percorso lungo ma vincente, per una storica eccellenza agricola del territorio locale. “Abbiamo iniziato questo percorso sei anni fa — continua De Ruvo — ma il Covid ha rallentato tutto. La relazione storica ha avuto un ruolo importante: il marchio Igp si ha solo se si dimostra che il prodotto è diffuso da almeno un quarto di secolo, con tutte le sue caratteristiche”. Un ortaggio coltivato in modo massiccio, da oltre un secolo, nell’area locale e in quella dei comuni vicini come Bari, Giovinazzo, Terlizzi, Bitonto, Bisceglie e Ruvo di Puglia, i quali nel tempo hanno contributo alla fertile coltivazione, e che ha un forte legame con il mare. “Inizialmente, i comuni più diffusi alla coltivazione sono stati quelli di zone marine — racconta De Ruvo — I pozzi artesiani non esistevano, quindi le prime acque provenivano da scavi a qualche decina di metri di distanza dal mare, e con pozzi scavati a mano si provvedeva all’irrigazione. La cicoria è nata e si è riprodotta in questa zona. Agli inizi del Novecento, quando l’Acquedotto pugliese iniziava ad aprire i suoi canali, sono arrivati gli orti. Poi, negli anni Sessanta e Settanta, si è espansa con l’avvento dei pozzi artesiani, ma l’iniziale zona di coltivazione ha caratteristiche climatiche molto particolari”.
La cicoria molfettese è di un verde differente rispetto alla cicoria comune, mentre “la differenza dal punto di vista fisico-chimico, sta negli elementi presenti all’interno, scoperti dagli agronomi”, dice con orgoglio il presidente De Ruvo. “Puntarelle” perché ha all’interno una specie di punte verdi. Un prodotto gustato crudo, in insalata, o accompagnato dalla tradizionale purea di fave, ma pronto a essere protagonista in altre scoperte: “Ultimamente abbiamo fatto l’amaro di cicoria, e sono in arrivo altre grosse novità. È molto richiesta anche nel Nord Italia”. Sarà l’unica cicoria italiana Igp, che andrà a condividere il rinomato titolo insieme ad altri frutti della Puglia come la cipolla di Margherita di Savoia, il carciofo brindisino, e le clementine del golfo di Taranto. “Vogliamo dare un’identità ben precisa — conclude Mauro De Ruvo — a una storica verdura prodotta nel nostro areale”.
Il 4 giugno 2025, alle 18, a Villa Corte degli Aranci a Molfetta, si terrà l’incontro con i funzionari del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) e della Regione Puglia per la lettura ufficiale della proposta di disciplinare di produzione della I.G.P. “Cicoria puntarelle molfettese”.








