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Home » Attualità » “Non camminavo più, ora gioco a tennis”: la rinascita di Alessandro dopo l’intervento a Bari

“Non camminavo più, ora gioco a tennis”: la rinascita di Alessandro dopo l’intervento a Bari

diAnna Puricella
6 Giugno 2025
A A
Santa Maria Hospital Bari Vavalle

© Riproduzione riservata

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Alessandro quasi non camminava più. Il dolore alle gambe era troppo forte. Da sportivo – con un passato agonistico nel calcio e nel tennis – si era trovato in una condizione per lui insostenibile: l’immobilità. Tutto è partito con un dolore al bacino avvertito durante una partita di calcio, intorno ai 50 anni, poi è andata sempre peggio. “Un calvario durato sette anni – racconta Alessandro Sisto – Ho tentato di rimediare facendo tacere il dolore solo momentaneamente con i farmaci, ma non riuscivo a venire a capo del problema. Non potevo più fare attività sportiva e, abituato com’ero a praticare attività fisica mi sono trovato in una condizione di impossibilità assoluta. Per lavoro mi trovo spesso a muovermi in auto e ogni viaggio era una tragedia. Un’altra passione che avevo dovuto accantonare era quella del motociclismo, non ero in grado infatti di sollevare la gamba per sedermi in moto. Non riuscivo a muovermi, la qualità della vita era peggiorata sempre più tanto da non riuscire nemmeno a chinarmi per allacciarmi le scarpe”.

La situazione di Alessandro Sisto è cambiata quando ha incontrato il dottore Giovanni Vavalle, che gli ha proposto l’operazione di protesi d’anca bilaterale “one-stage”. Una tecnica innovativa, di cui il signor Sisto è testimone diretto. Perché gli ha cambiato la vita, riportandolo a camminare dopo un intervento molto più gestibile – sia per tempi tecnici, che per riabilitazione – e a riprendere a fare sport. “Sono stato operato il pomeriggio e il mattino dopo ero già in piedi e camminavo con il deambulatore – ricorda l’uomo – Ho iniziato subito la fisioterapia e dopo 4 giorni sono stato dimesso con l’indicazione di utilizzare le stampelle. Dopo 20 giorni mi è stato possibile ricominciare ad andare in bicicletta e dopo 3 mesi ho ripreso a giocare a tennis. Man mano è andata sempre meglio, fiato e performance sono tornate ai tempi d’oro dopo circa un anno di allenamenti”.

La storia di Alessandro Sisto conferma la bontà della pratica messa a punto dal dottor Vavalle e dalla sua équipe del Santa Maria Hospital di Bari (struttura di GVM Care & Research accreditata con il Servizio sanitario nazionale). Gli interventi di protesi d’anca bilaterale “one-stage” sono stati numerosi, nel corso degli ultimi anni. E i risultati sono stati evidenti, per i pazienti in primis, ma non solo. Di recente è stato pubblicato dalla rivista scientifica internazionale “Journal of surgery and research” un importante studio prospettico dedicato proprio agli interventi di protesi d’anca bilaterale “one-stage” eseguiti fra il 2019 e il 2023 al Santa Maria Hospital di Bari, con l’obiettivo di valutarne i benefici e la sicurezza per i pazienti.

L’unità operativa di Ortopedia dell’ospedale barese, guidata dal dottore Vavalle, ha effettuato 46 interventi su pazienti selezionati, nell’arco di 5 anni, in cui la procedura è stata applicata secondo criteri di eleggibilità stringenti (ovvero c’è stata una valutazione a monte del paziente per candidarlo a questa tipologia di intervento).  Questo protocollo chirurgico avanzato prevede l’esecuzione della artroprotesi totale bilaterale d’anca in un unico tempo operatorio con accesso anteriore diretto e percorsi di recupero rapido (fast-track).

“L’obiettivo che ci siamo posti è stato quello di valutare l’efficacia e la sicurezza dell’intervento bilaterale simultaneo, mediante l’associazione di tecniche chirurgiche minimamente invasive e protocolli di ottimizzazione perioperatoria, come ad esempio i protocolli ERAS (“Enhanced Recovery After Surgery”, recupero migliorato dopo l’intervento chirurgico) – afferma il dottor Vavalle – L’approccio ERAS, o Fast Track Surgery, prevede protocolli multidisciplinari in cui vengono coinvolti diversi specialisti (Anestesista, Internista, Cardiologi, Internisti, Fisioterapisti). L’obiettivo è ridurre lo stress chirurgico, le perdite ematiche, migliorare la gestione del dolore e accelerare la ripresa del paziente, con conseguente diminuzione dei tempi di recupero e riduzione delle complicanze. Pertanto, unendo via chirurgica mininvasiva e i suddetti protocolli medici si è visto che è possibile ottenere un miglioramento dei risultati e una riduzione ulteriore delle complicanze. I vantaggi di questo approccio sono innegabili: eseguendo l’intervento in un’unica seduta, il paziente si trova a dover affrontare un unico ricovero, una sola anestesia, un’unica riabilitazione e un periodo più breve di assenza dal lavoro e dalle attività quotidiane”.

I pazienti selezionati presentavano una coxartrosi severa bilaterale, un indice di massa corporea inferiore a 35 (non obesi) e l’assenza di gravi comorbidità sistemiche, senza anemie importanti, non cardiopatici. Si trattava in generale di soggetti relativamente giovani, con un rischio minore intraoperatorio. La valutazione multidisciplinare pre ricovero coinvolge sempre, oltre all’ortopedico, anche cardiologo e anestesista.

In passato la protesica d’anca veniva eseguita con tecniche tradizionali (via d’accesso laterale o postero-laterale, con incisioni più lunghe e sezione di muscoli), con il rischio di maggiori perdite di sangue e tempi chirurgici più lunghi, per cui molti specialisti erano e sono tuttora reticenti dall’eseguire questo tipo di procedura. Oggi grazie a tecniche mininvasive come l’accesso anteriore diretto in posizione supina si minimizza la necessità di riposizionamenti intraoperatori e si riduce il trauma chirurgico ai tessuti molli (la tecnica non va a ledere infatti né muscoli né tendini).

I dati dello studio prospettico indicano: una riduzione del tempo medio operatorio a circa 100 minuti, oltre a una minore necessità di trasfusioni allogeniche (meno del 17% dei casi) e assenza di complicanze maggiori. L’outcome clinico è stato valutato attraverso scale validate, evidenziando miglioramenti statisticamente significativi a 15, 50, 90 e 180 giorni post-operatori, con un recupero funzionale precoce e alta soddisfazione soggettiva riferita dai pazienti a 6 mesi. In particolare, la scala WOMAC è passata da un valore medio pre-operatorio di 69,0 a 4,9 a sei mesi, con riduzione quasi completa di dolore e limitazione funzionale. L’intensità del dolore, misurata tramite NRS, è scesa da 7,6 a 0,18 nello stesso intervallo temporale.

“I risultati così ottenuti ci permettono di concludere che la procedura di protesizzazione d’anca bilaterale in un unico tempo è sicura e affidabile solo laddove vengono uniti via mininvasiva anteriore e protocolli ERAS, offrendo così al paziente di risolvere il suo stato grave di disabilità in tempi più rapidi, senza la necessità di doversi sottoporre a due periodi di ospedalizzazione” conclude il dottor Vavalle. Il signor Sisto ne è stata prova evidente. Ora è tornato a camminare e praticare sport, e può tranquillamente affermare: “Con il senno di poi, mi sarei dovuto operare subito!”.

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