“Questa foto non sarà tra quelle particolarmente riuscite. Capita. Me ne faccio una ragione. Ma oggi una persona me l’ha fatto notare, anche con una punta di sarcasmo, suggerendomi di mettermi a dieta”. Inizia così un post pubblicato sui social nel primo pomeriggio di oggi da Carla Palone. L’assessora alla Vivibilità urbana e Protezione civile del Comune di Bari, con delega alla Polizia Locale, stamattina ha partecipato a un convegno. Dopo l’appuntamento, quindi, qualcuno le ha girato su WhatsApp una fotografia che la ritrae in primo piano. Lei reagisce con una emoticon piangente. “Stai bene – scrive a questo punto l’interlocutore – forse ci vorrebbe un po’ di dieta”. Un classico esempio di body shaming (vergognare il corpo, traduzione letterale) con l’aggravante che la foto è stata scattata “durante il convegno sulla violenza verbale e psicologica alle donne”, sottolinea Palone a fine post.
“Per quanto mi riguarda non credo di avere problemi di peso e, anche se li avessi, le sue parole sono state sgradevoli – scrive dunque l’assessora, riferendosi all’interlocutore e al messaggio ricevuto -. Sono una persona in salute ed è questo quello che conta. Non ho mai aderito ad un canone estetico né comincerò oggi, dopo questo messaggio che di affettuoso non aveva proprio niente. Ma penso alle tante donne, alle ragazze, giovani e giovanissime, che non hanno la forza di reagire e per le quali un messaggio di questo tipo potrebbe essere davvero un problema o crearne. Questa è violenza, a tutti gli effetti. Una violenza subdola, pericolosa. Se ogni tanto prima di parlare, di dare consigli non richiesti, pensassimo fino a 10 o pensassimo che dietro un’immagine, una foto ‘non riuscita’ c’è una storia, un essere umano, una possibile fragilità – conclude Palone – forse eviteremmo di fare del male a qualcuno e magari staremmo meglio tutti”. Tanti i messaggi di solidarietà.







