“Una vicenda paradossale che oggi si conclude nel migliore dei modi. Ero stato coinvolto in modo incidentale ma non avevo commesso alcun tipo di illecito. E la sentenza di oggi lo dimostra”. Così Fabrizio D’Addario, docente di Economia Aziendale presso l’Università del Salento, commenta l’annullamento della condanna a tre anni di reclusione pronunciata in primo grado per peculato, con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Secondo l’accusa D’Addario, che all’epoca dei fatti era direttore generale dell’Amgas, avrebbe fatto da intermediario tra l’Amiu e un imprenditore per rimuovere dei rifiuti ingombranti da un campo rom abusivo.
D’Addario ha sempre dichiarato infondata l’accusa e oggi sono stati accolti i motivi di appello. “Questa sentenza significa molto per me perché finalmente si è fatta giustizia su una vicenda in cui ero stato coinvolto in modo incidentale. Ma io non avevo commesso alcun tipo di illecito. – spiega D’Addario – Quella era una vicenda che vedeva compromesso un quartiere intero ma io mi ero prestato per sapere come si potesse risolvere la questione. Tra l’altro era una vicenda alla luce del sole perché erano state fatte regolari denunce rispetto alla situazione venutasi a creare. Non era una operazione truffaldina o mascherata da altri interessi”.
Soddisfatto anche il legale di D’Addario, l’avvocato Michele Laforgia: “La decisione della Corte di Appello fa giustizia di un’accusa che abbiamo sempre ritenuto del tutto infondata, dando atto che il processo non doveva neppure iniziare”.







