Negli ultimi anni la moda sostenibile è passata dall’essere tendenza a vera e propria necessità. In via Pietro Ravanas 199, nel cuore del quartiere Libertà di Bari, Karen e Simona, pochi mesi fa hanno inaugurato uno spazio di sartoria indipendente, un nuovo modo di pensare e creare moda, che unisce artigianalità, stile e sostenibilità. Quando si entra, accoglienza, gentilezza e professionalità vengono incontro tessendo una trama sottile di immediato benessere di cui la frase ‘La vera bellezza risiede nell’anima’ posta all’ingresso della sartoria, ne esplicita l’essenza.
Nato grazie al bando del Comune di Bari “Impresa prossima”, un’ iniziativa volta alla promozione di nuovi esercizi commerciali attraverso l’erogazione di fondi che incentivano progetti finalizzati al miglioramento della città, l’apertura del loro negozio nel quartiere ha suscitato curiosità: “Vogliamo avvicinare la comunità locale – spiegano le ragazze – che ha radici manifatturiere, coinvolgendo artigiani, designer, sarti, consumatori e altre categorie più vulnerabili, con l’obiettivo di costruire una comunità più consapevole ed inclusiva”. Un baluardo di luce in una zona periferica che nel corso degli anni ha visto la chiusura di molte attività generando un effetto di desertificazione urbana molto importante.
OAK STUDIO, il loro brand viene fondato sposando la filosofia di creare un guardaroba eterno, fatto di fibre naturali, principalmente in viscosa di bamboo tanboocel, un tessuto che eccelle per essere antibatterico, batteriostatico e antiodore, tutte preziose caratteristiche considerato che le maggiori clienti del brand sono ballerine, principalmente di pizzica salentina ma anche di donne che praticano yoga: “OAK nasce nel 2021 con l’obiettivo di realizzare una linea di abbigliamento consapevole, per celebrare e valorizzare la bellezza naturale di ogni donna – racconta Karen.
Realizzata in Puglia, utilizza tessuti certificati e offre capi su misura esclusivi e confortevoli, seguendo la tradizione artigianale italiana. Anche il processo produttivo adotta un approccio responsabile con una produzione su ordinazione, eliminando l’eccesso di magazzino e riducendo l’impatto ambientale.
Karen e Simona, s’incontrano nel 2021, entrambe deluse in modo diverso dal mondo patinato della moda, la prima, fondatrice e designer, confessa: “La moda è ben altra cosa da ciò che appare sulle riviste o in tv”, la seconda, sarta e modellista artigianale, invece, dichiara: “Decisi di abbandonare il lavoro meccanizzato di un pantalonificio per cui lavoravo e di riprendere in mano ago e filo, che sono stati da sempre gli strumenti della mia tradizione familiare”.
Lavoratrici in viaggio ogni giorno verso la loro sartoria, una da Santeramo in Colle, zona di querceti che mantengono Karen ancora indecisa se spostare la sua vita ed i suoi due cani in una casa di città, l’altra da Gioia del Colle per lei rifugio sicuro, affettuosamente si definiscono ‘work wife’ identificando così un rapporto non solo di colleganza ma di stretta fiducia, fatto di sostegno reciproco e di confronto sul posto di lavoro.
Stilista e artigiana italiana con radici sudamericane, Karen ha iniziato a creare abiti fin da bambina. Dopo aver terminato i suoi studi allo IED di Roma, inizia a lavorare per la maison Valentino, in seguito si sposta a Milano lavorando per Dsquared2 ma è l’incontro con un’artigiana fiorentina che produce maglieria in cachmere a farle capire la strada da intraprendere: “Seguivo un po’ tutto, dal disegno alla meterializzazione del progetto, che poi è quello che mi piace fare – prosegue Karen – ero abbastanza soddisfatta eccetto la continua sensazione di vivere in una città legata al consumismo. Non sapevo più se fossi lì a portare avanti la mia missione oppure se fossi diventata un ingranaggio di questa grande macchina del ‘fast depletion’ (consumo veloce)”.
In Olanda trova la sua dimensione lavorando in una scuola dismessa con alcuni artigiani a progetti ecosostenibili. Si specializza nel settore delle tinture naturali: “Mi sentivo come un’alchimista mentre cercavo le formule giuste per ottenere una pigmentazione corretta attraverso l’uso di piante autoctone”. Un lavoro che richiede tempo e forza oltre che molta preparazione, un quid in più che offrono ad aziende interessate all’arte della colorazione naturale.
Simona, mani di fata, costruisce su misura abiti leggeri e voluttuosi al tatto (per il tessuto adoperato): “Sono cresciuta dentro una fiaba, dove mia madre e le mie zie cucivano abiti per ogni occasione – continua la sarta – anche per tutta la famiglia, quindi io sono il prodotto di quella gentilezza fatta di mille fili colorati e sogni di sposa, avendo lavorato anche in vari atelier nel mio paese”. Oltre alle riparazioni, principalmente per abiti femminili, nella sartoria si tengono corsi.
Per citarne un paio: ‘La grammatica del cucito’, una sorta di abc del cucito nel quale Simona da timida sarta si trasforma in maestra dell’arte sartoria e ‘Dai nuova vita al tuo capo’ , dove sempre con la sua super visione il corsista reiventa l’indumento portato da casa a cui teneva ma che non riusciva più ad indossare. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito OAK STUDIO e la relativa pagina social su Instagram.








