È partito dall’Università di Bari il corteo in sostegno al popolo palestinese. Circa 200 persone – secondo gli organizzatori – sono dirette al porto per chiedere di fermare le navi cargo da e per Israele. “Non sappiamo ancora cosa trasportino”, sostengono i manifestanti che urlano “Free palestine” e “la Puglia sa da che parte stare”.
Dal megafono sono stati scanditi anche i prossimi appuntamenti della mobilitazione: “A novembre saremo sempre in piazza a Bari – anticipano – il 22 novembre saremo a Taranto, il 29 a Grottaglie contro Eni, Leonardo e l’economia che rende possibile il genocidio”. “Dobbiamo continuare ad alzare la voce”, esortano. La manifestazione è organizzata da Assemblea per la Palestina, Potere al popolo, Usb, Cambiare Rotta e Osa. Tante le bandiere della Palestina sventolate, così come quelle delle organizzazioni che sono scese in piazza.
Ed è poi stata ricevuta da alcuni rappresentanti della Dogana di Bari una delegazione dei manifestanti. L’idea di raggiungere il porto era legata alla volontà di conoscere il contenuto dei carichi delle navi cargo. E proprio questa è stata la richiesta esplicita rivolta all’Autorità portuale e alla Dogana, come conferma l’attivista della Global Sumud Flotilla, Antonio La Piccirella. “Ci hanno ricevuti – dice – e ci hanno detto che la richiesta di accesso generalizzato è agli atti e che ci risponderanno entro trenta giorni”. Per l’attivista si tratta di “un tempo molto lungo, inoltre la richiesta verrà gestita a Roma e non a Bari. In ogni caso ci comunicheranno il contenuto di tutti i container diretti ad Haifa e ad Ashdod”, in Israele.







