“Nessuno potrà restituire loro un marito, un padre. Ma la giustizia penale serve anche a fare chiarezza, a eliminare le ombre, a ristabilire la verità, a restituire dignità ai vivi e ai morti”. Ha usato queste parole l’avvocato Michele Laforgia, legale con il collega Antonio Del Vecchio della famiglia di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso il 18 dicembre 2023 al quartiere Poggiofranco di Bari. Questa mattina in Corte d’Assise l’udienza era dedicata proprio alle parti civili, e l’avvocato Laforgia ha evidenziato come l’omicidio di Di Giacomo, per mano dell’imputato Salvatore Vassalli sia stato commesso con l’aggravante dei futili motivi, non contestata dal gip al momento dell’arresto. Di Giacomo, secondo quanto ricostruito dalle indagini, sarebbe stato ucciso sotto la sua abitazione perché Vassalli lo riteneva responsabile di lesioni arrecate a sua figlia durante una seduta fisioterapica. E per questo avevano intentato contro il professionista una causa civile, che è tuttora in piedi.
“La causa determinante e scatenante – ha ribadito Laforgia – è il giudizio civile. L’esito della consulenza medico-legale, il convincimento autoindotto e ribadito nel corso del dibattimento, di essere vittima di una ingiustizia, un convincimento del tutto arbitrario e ingiustificato, ma tutt’altro che inedito. Malasanità e malagiustizia, com’è noto, vanno a braccetto, se non a nozze, sono facce della stessa medaglia: calpestano la salute e i diritti dei cittadini onesti, dai vaccini ai medici collusi, sino ad arrivare agli avvocati infedeli e ai magistrati corrotti”.
Per poi affermare: “Salvatore Vassalli non è matto, ha agito per vendetta. E dottrina e giurisprudenza concordano nell’affermare che la vendetta, quando si manifesta ‘con modalità o per finalità che denuncino particolare efferatezza o malvagità, può integrare gli estremi del motivo abietto’, dunque i futili motivi – ha sottolineato – La vendetta nei confronti di un uomo cui aveva attribuito i disagi e le patologie della figlia, e che ai suoi occhi era anche responsabile di una frode processuale. Un disegno che l’imputato ha pervicacemente continuato a perseguire in aula, offendendo la memoria della vittima. E persino l’integrità dei suoi prossimi congiunti, che a suo dire lo avrebbero minacciato con gli sguardi”. Si torna in aula il 13 novembre prossimo per l’arringa della difesa di Vassalli.







