Non è un paese per vecchi, recitava un poeta irlandese, soprattutto per coloro (magari monoreddito) che devono aspettare mesi e mesi per ricevere la prima pensione. Perché se è vero che i numeri presentati nel rendiconto sociale di Inps raccontano di un miglioramento nel corso degli anni, è anche vero – guardando il rovescio della medaglia – che centinaia di persone restano ancora ferme al palo.
Vediamo qualche numero: su 6440 domande di pensionamento nella sola città di Bari il 65,3 per cento del totale riesce a ricevere la prima pensione entro 15 giorni, il 12 per cento entro un mese e il 7,9 entro due mesi. Questo vuol dire che l’85,2 per cento riesce a ricevere la liquidazione della prima mensilità in tempi cd “ragionevoli”, con buona pace del restante 14,2 per cento che invece dovrà inventarsi qualcosa per arrivare a fine mese.
Ma vediamo più nello specifico: tra coloro che subiscono uno sforamento dei due mesi canonici, il 2,9 per cento di coloro che hanno fatto richiesta di pensione dovrà attendere le prime somme per un periodo compreso tra i 61 e i 90 giorni, l’1,7 per cento tra i tre e i 4 mesi, un altro 1,7 per cento tra i 121 e i 180 giorni e ben l’8,7 per cento, che equivale a 949 domande e dunque persone – che dovrà aspettare per oltre 180 giorni, cioè 6 mesi. E fin qui parliamo di pensioni derivanti da gestione privata. I numeri migliorano sulla gestione pubblica, con un 90,6 per cento di domande evase entro due mesi e la restante parte – il 9,4 per cento – che dovrà attendere, nell’1,8 per cento dei casi oltre 180 giorni.
I numeri sono tutti baresi e mostrano un miglioramento rispetto all’anno precedente, ma c’è un dato che preoccupa. Se le pensioni sono in aumento – come confermato dai vertici regionali dell’Istituto previdenziale – e il sistema non si evolve, il timore è quello di vedere crescere – e non poco – le percentuali di coloro che arrivano a dover aspettare anche sei mesi per la prima pensione.







