Non c’è stata premeditazione, Salvatore Vassalli sarebbe stato invece provocato e avrebbe sparato al fisioterapista Mauro Di Giacomo per difendersi. Per l’avvocato Michele Dambra, legale dell’operaio accusato dell’omicidio avvenuto il 18 dicembre 2023 al quartiere Poggiofranco di Bari, “Vassalli è una persona perbene, ha sempre lavorato, mai sanzionato, mai un verbale per guida spericolata, ha sempre vissuto in maniera onesta”. E quella sera in cui Di Giacomo, tornando a casa lo trovò ad aspettarlo, secondo il difensore non voleva uccidere ma parlare “da uomo a uomo”. Avrebbe sparato come conseguenza dopo essere stato minacciato dalla vittima. Se Vassalli avesse voluto uccidere Di Giacomo, gli avrebbe sparato subito, invece il corpo era lontano dalla macchina e dalle buste della spesa, a conferma di una discussione e poi una colluttazione.
Hanno suscitato l’indignazione dei parenti di Di Giacomo, in Corte d’assise oggi a Bari, le argomentazioni utilizzate dal legale nella sua arringa difensiva, adombrando anche comportamenti minacciosi e il ruolo dell’avvocato Michele Laforgia come legale di parte civile. E ancora, per l’avvocato Dambra, a uccidere il fisioterapista sarebbe stato il ritardo con cui sarebbe arrivata l’ambulanza, e non i colpi sparati dalla pistola di Vassalli. Di Giacomo, secondo quanto ricostruito dalle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis, che ora sostiene l’accusa con il pm Matteo Soave, sarebbe stato ucciso sotto la sua abitazione perché Vassalli lo riteneva responsabile di lesioni arrecate a sua figlia durante una seduta fisioterapica. E per questo avevano intentato contro il professionista una causa civile, che è tuttora in piedi. “Ornella Vassalli non può più dipingere – ha ribadito Dambra – ha riportato un danno psicologico, che ha pregiudicato l’evolversi di un’artista. Vassalli – ha concluso – ha immediatamente confessato, ammettendo le proprie responsabilità, e poi ha chiesto scusa alla famiglia offrendo come risarcimento la casa in cui abitava e l’auto, unici beni in suo possesso”. Al termine ha chiesto il minimo della pena, con il riconoscimento delle attenuanti. La decisione è attesa per l’8 gennaio 2026.







