Saranno processati don Antonio Ruccia, il 62enne parroco della chiesa di San Giovanni Battista al quartiere Poggiofranco di Bari, e il tecnico elettricista Vincenzo Nanocchio, di 45 anni, entrambi accusati di omicidio colposo per la morte del neonato, lasciato nella ‘culla per la vita’ attigua alla parrocchia il 2 gennaio scorso. Rigettato il patteggiamento a un anno di reclusione presentato dall’avvocato Salvatore D’Aluiso, legale del parroco, la gup Ilaria Casu ha rinviato a giudizio in qualità (il primo) di “ideatore, realizzatore e gestore della culla” e (il secondo) “ideatore ed esecutore materiale del sistema collegato, ideato e realizzato al fine di assicurare l’anonimato dei genitori ma privo dei requisiti di sicurezza che sarebbero stati necessari per garantire la sopravvivenza del neonato”.
Il piccolo, di una o due settimane di vita, sarebbe stato lasciato da una persona mai identificata, nella notte tra il 1 e 2 gennaio, ma il congegno che avrebbe dovuto dare l’allarme sul telefonino del parroco non aveva funzionato, così come il sistema di riscaldamento della stanzetta, e il corpo del neonato morto per ipotermia era stato ritrovato la mattina del 2 gennaio dal titolare di un’agenzia di pompe funebri. Numerose, per la procura, le cause di malfunzionamento della culla, a cominciare dal ‘tappetino’ sotto il materassino come quello che si usa come antifurto dinanzi all’ingresso delle abitazioni, sensibile a un peso concentrato solo in quel punto.
Quella notte, invece, il peso del bimbo di 2,800 chili, era distribuito su tutta la superficie e non aveva dato l’impulso alla scheda elettronica e al combinatore telefonico. E ancora, il sistema di riscaldamento viene giudicato “inadeguato” dalla procura perché collegato a due sensori e in assenza di movimento si spegne dopo 9 minuti, ma non solo: quella notte, le cui temperature erano già molto basse, erogava aria fredda per una perdita del compressore e dunque era privo di gas. A carico del parroco anche l’accusa di aver affisso un poster all’esterno della culla e pubblicato sul web nel quale si davano “false precisazioni che la culla fosse ‘termica’ e che era presente un collegamento diretto tra l’allarme generato e il locale Policlinico”. Il processo comincerà dinanzi al giudice monocratico Raffaele Mascolo il prossimo 5 febbraio.







