Mario Lerario, l’ex dirigente della protezione civile regionale, condannato con sentenza definitiva a 4 anni e 4 mesi già scontati, per corruzione e falso, e imputato in altri processi in corso per gli stessi reati, voleva acquistare un’intera contrada, ad Acquaviva delle Fonti, contrada Marchesana, confinante con le piantagioni di vite di ‘Cantina Polvanera’ per produrre vino primitivo grazie alle due aziende di famiglia, la ‘Agri Ellebi’ ed ‘Agri Peucetia’, intestate a lui e a sua moglie. Una contrada, pian piano acquistata e che, spiega lui stesso in una conversazione intercettata dai finanzieri del Gico di Bari, era posseduta tra l’800 e il ‘900 da un avo di sua madre, “un feudatario, un ricco possidente, un latifondista”.
Ma non solo: nella conversazione con un dipendente regionale gli confida anche la sua tecnica di contrattazione. Il retroscena emerge dagli atti firmati dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Bari, presieduta dalla giudice Giulia Romanazzi, confluiti nel decreto di sequestro preventivo nei confronti di Lerario di un milione di euro, fra imprese agricole, 45 terreni in parte con diritto di godimento concesso dal Comune di Acquaviva e coltivati, per un’estensione totale di 14 ettari e sui quali era in progetto la realizzazione di un b&b, immobili, conti correnti, polizze vita e un’auto, intestati a lui, a sua moglie e a due dei suoi tre figli minori.
Le indagini avrebbero accertato che la capacità reddituale lecita della famiglia Lerario non fosse tale da giustificare, complessivamente, l’accrescimento patrimoniale avvenuto negli anni in cui si è manifestata la pericolosità sociale, e cioè il 2020 e il 2021. In altre parole, quindi, i precedenti penali specifici gli avrebbero consentito di accumulare significative risorse economiche, idonee a sostenere un tenore di vita sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. I finanzieri hanno scoperto, tra l’altro, che il valore dichiarato dei beni da lui acquistati, in buona parte con transazioni di persona e in contanti, era di gran lunga inferiore al reale valore di mercato.







