Dalla A di ‘abbonat’ alla Z di ‘ziazin’, tutto il folklore pugliese in un mini dizionario. Nasce da una contraddizione solo apparente “Insultario pugliese-italiano”, prima opera di Niccolò Altomare che, partendo libraio, ha deciso di essere presente anche negli scaffali delle librerie con un lavoro tutto suo.
Barese classe 2000, seppur ribattezzato “Gentilissimo” da un amico cerignolano, ha scelto di dedicare il suo primo volume all’arte più spassosa e identitaria della Puglia: l’epiteto dialettale. Cresciuto in una famiglia dove il dialetto non si parlava, l’autore nell’introduzione racconta come la sua passione per le parlate locali sia nata presto, tra imitazioni infantili sentite al mercato, strafalcioni inconsapevoli e un’infanzia in cui la mistificazione della parola ‘chinotto’ gli ha creato qualche inconveniente di percorso nei confronti dei suoi genitori.
Abbiamo tutti una parola che ci scappa al rosso di un semaforo o quando ci cade il gelato dal cono. Il libro raccoglie insomma espressioni, modi di dire e invenzioni linguistiche delle diverse aree della regione, dalle inflessioni “arabe” del Foggiano ai suoni “giapponesi” del Salento, passando per la fantasia inarrestabile della provincia Bat. Un viaggio che unisce ironia, osservazione linguistica e un forte senso di appartenenza: un modo per ricucire, con un sorriso, il legame con la Puglia da cui Altomare è stato “estirpato” per gli studi e il lavoro. Lungi dall’essere linguisticamente perfetto, l’Insultario pugliese-italiano fa una media tra le diverse parlate per riportarne i punti in comune.
Alle spiegazioni si uniscono poi riferimenti alla comicità locale (perché non si può scrivere ‘czzal’ senza nominare Checco Zalone) e ai meme scambiati online tra autoctoni, che denotano una visione giovane e imbevuta di vita social, ma anche le dicerie sui vari abitanti di paesini e frazioni che vanno ad alimentare i sani “conflitti tra campanili” di cui i turisti raramente sono a conoscenza. La parolaccia si allontana dalla volgarità e diventa un elemento folkloristico. La condanna a chi rovina questa visione romantica del nostro linguaggio è ferma.
Per un migliore studio degli epiteti locali, l’autore ha tentuto una ‘lectio magistralis’ durante una puntata di Social Night.






