“Scuole e università: il futuro è oggi”, “Diritto a restare, non obbligo a fuggire”, “Alle 14 nonna apparecchia, basta doppi turni”. Sono solo alcune delle frasi d’impatto rette tra le mani in corteo da circa 200 studenti baresi che questa mattina, 14 novembre, hanno sfilato per le strade del centro del capoluogo pugliese, manifestando contro il modello politico portato avanti dal governo Meloni e il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara.
Una protesta organizzata dalle associazioni studentesche UdS, UDU e Zona Franka, partita da piazza Umberto per difendere la scuola e l’università pubblica da chi vuole rendere l’istruzione un lusso per pochi. Il corteo barese si aggiunge al fiume di studenti scesi oggi in 50 piazze italiane per quello che è stato denominato il “No Meloni day”, ovvero venerdì 14 novembre, che corrisponde con la “Giornata internazionale dello studente”.
Le richieste dei giovani baresi sono tante, a fronte degli ultimi tagli alle scuole dal valore di 88 milioni di euro, del divieto assoluto di educazione sessuale nelle scuole primarie italiane e delle “riforme che renderebbero la ricerca un viatico per la precarietà eterna”, spiegano i coordinatori delle proteste. Non mancano però appelli anche rivolti alle istituzioni locali: “Vogliamo che il Comune e la Città metropolitana si impegnino a garantire l’accesso gratuito alla cultura e ai trasporti. Vogliamo costi calmierati per gli affitti. Vogliamo che le scuole della nostra città siano sicure e aperte tutti i pomeriggi affinché tornino ad essere presidi di libertà e giustizia lì dove libertà e giustizia non trovano spazio alcuno. Vogliamo che alle Università della nostra città venga riconosciuto un ruolo fondamentale nel tracciare le linee di sviluppo che interesseranno la nostra città. Vogliamo poter restare a lavorare nel nostro territorio”.






