Passaggi standardizzati per la documentazione clinica e medico-legale, per la raccolta dei reperti e per la valutazione del rischio, con l’obiettivo di stabilire se la vittima possa rientrare a casa in sicurezza o necessiti di una sistemazione protetta. Sono gli elementi alla base del nuovo percorso assistenziale dedicato alle vittime di violenza e maltrattamenti di genere presentato dalla Asl Bari in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Il piano prevede anche l’avvio di un monitoraggio annuale che permetterà all’Azienda sanitaria di verificare l’efficacia del modello, individuare eventuali criticità e migliorare progressivamente la capacità di risposta della rete sanitaria. La presentazione è avvenuta nel corso dell’evento aziendale “Non sei sola – Dal pronto soccorso ai centri antiviolenza” al quale ha partecipato, fra gli altri, il direttore generale Luigi Fruscio.
Il modello, spiega la Asl Bari in una nota, è valido per tutti i pronto soccorso della rete aziendale e nasce da un lavoro coordinato dall’unità di Gestione del rischio clinico. Prevede un’organizzazione omogenea e multidisciplinare con medici di direzioni mediche, di pronto soccorso, di laboratorio analisi e anatomia patologica, ginecologi, ostetriche, infettivologi, personale infermieristico e assistenti sociali che opereranno in sinergia con centri antiviolenza, servizio sociale ospedaliero e forze dell’ordine, “garantendo risposte tempestive, rispettose delle persone, creando continuità tra il momento dell’emergenza e la protezione nel medio-lungo periodo”. “Questo documento – spiega Fruscio – nasce per dare una risposta chiara, immediata e riconoscibile in ogni pronto soccorso della nostra azienda. La violenza di genere è una situazione che richiede tempestività, organizzazione e coraggio. Stabilire regole condivise significa rafforzare la protezione delle vittime e sostenere il lavoro dei nostri professionisti”.
Il percorso di tutela delle vittime di violenza prende avvio già dal triage: l’infermiere intercetta precocemente eventuali indicatori di rischio, tutela la vittima da pressioni esterne e garantisce un ambiente riservato. Il medico attiva personale dedicato che accompagna la persona lungo tutto l’iter assistenziale. Sono previsti passaggi standardizzati per la documentazione clinica e medico-legale, per la raccolta dei reperti e per la valutazione del rischio, elemento chiave per stabilire se la vittima possa rientrare in sicurezza o necessiti di una sistemazione protetta. A completare l’impianto vi è un monitoraggio annuale che permetterà alla Asl di verificare l’efficacia del modello, individuare eventuali criticità e migliorare progressivamente la capacità di risposta della rete sanitaria.







