Sono quattro le persone arrestate a Bari, con l’accusa di tentato omicidio premeditato e detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma da fuoco. Accuse che vengono aggravate dalle modalità mafiose. si tratta di Saverio Ciliberti, Francesco Soloperto, Francesco Cascella (tutti assistiti dall’avvocato Libio Spadaro) e Carlo Biancofiore. L’agguato avvenne il 28 dicembre 2023 in via Timavo, i colpi esplosi erano indirizzati a un giovane, all’epoca 25enne.
Gli arresti sono stati eseguiti all’alba del 2 dicembre dai carabinieri del Comando provinciale di Bari, che hanno eseguito un’ordinanza applicativa emessa dal gip del tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Le quattro persone tratte in arresto sono tutte appartenenti alla compagine del quartiere Carrassi del clan Palermiti, attivi nella città di Bari e in provincia. Per arrivare a loro, le indagini coordinate dalla Dda e sviluppate dal Nucleo investigativo dei carabinieri, hanno utilizzato servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, ma anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e la testimonianza di un militare dell’Arma dei carabinieri, che aveva assistito all’evento.
L’impostazione accusatoria del gip ha fatto emergere le ragioni e le modalità esecutive del tentato omicidio premeditato accaduto il 28 dicembre 2023 nel quartiere Carrassi di Bari: la vittima, a bordo del suo motociclo, intorno alle 20 stava percorrendo l’intersezione fra via Timavo, via Petrera e via Montegrappa, quando era stata raggiunta da almeno 4 colpi di arma da fuoco. A sparare un commando composto dagli indagati, sotto gli occhi di ignari passanti e in una zona molto frequentata, anche in concomitanza con le festività natalizie.
Le indagini hanno permesso di inquadrare quel fatto delittuoso in una situazione più ampia, che da un lato vedeva le condotte prevaricatrici messe in atto dalla vittima, il quale approfittando della lunga detenzione del referente del quartiere Carrassi del clan Palermiti, stava tentando di assumere il controllo dei traffici illeciti del quartiere. Dall’altro lato, la reazione degli indagati, che per interrompere l’atteggiamento della vittima avevano commissionato e poi eseguito materialmente l’agguato.







