Da fine gennaio i baresi e i tanti visitatori che passeggiano per il capoluogo pugliese potranno pensare di fare un salto a Beirut, in Libano, senza dover svegliarsi all’alba per il check in aeroportuale né preoccuparsi del bagaglio da imbarcare. Perché non ci vorrà un Boeing per raggiungere la capitale libanese, ma basterà farsi un giro in centro e varcare la soglia del primo ristorante libanese di Bari, prossimo all’apertura in via Marchese di Montrone, al civico 80.
‘A Beirut’, questo il nome del fast food di alto livello che promette di far conoscere a residenti e turisti la cucina tipica araba, i suoi sapori mediterranei così speziati da ingolosire anche i palati più restii alle novità. Un’attività nascente che racconta la storia di Nour Al Gndi, giovane consulente aziendale libanese, arrivata sei anni fa in città per frequentare un Master all’Università di Bari e poi impiegata all’Istituto Agronomico di Valenzano. “Mi sono innamorata fin da subito perdutamente di questa terra, vorrei vivere qui per sempre – spiega Nour a Telebari – Sono nata e cresciuta in Libia, ma il mio papà è italo-libanese, la mia nonna paterna era siciliana, mentre la mia mamma è palestinese. Nel mio sangue scorre un fiume di tradizioni e culture, che passa anche attraverso le ricette tipiche; vorrei farvi conoscere i sapori della mia Mezzaluna, senza la pretesa di far concorrenza alla cucina pugliese e italiana, riconosciuta Patrimonio dell’Unesco per la sua bontà insuperabile”.
Nour srotola i ricordi e rivela i suoi primi tempi a Bari, mettendo in luce quanto in quel periodo si trattasse di una realtà meno internazionale rispetto alle grandi metropoli europee. “Sono arrivata nel 2019 e all’epoca non si parlava ancora di boom turistico, mancava quell’internazionalizzazione che invece oggi c’è e rende sempre più ricco di sfumature il capoluogo pugliese. Credo che i tempi ora siano maturi per inaugurare il primo ristorante libanese, facendovi scoprire come la tavola sia sacra per noi arabi, in termini di qualità e quantità, sempre a un buon prezzo. ‘A Beirut’ porto nel piatto le ricette che ho ereditato dalla mia bisnonna, unendole alle mie radici materne palestinesi. Potrete assaggiare Shawarma (carne – pollo, manzo, agnello – marinata e cotta sullo spiedo, poi servita nel pane arabo), Tabbouleh (insalata a base di bulgur, un derivato di grano duro integrale germogliato, cotto al vapore), Kebbeh (una sorta di polpetta con impasto di bulgur o semolino, ripiena di carne), e tanto altro, come i dolci e il caffè libanese. Nel mio Paese sono fondamentali gli allestimenti e le stoviglie, perciò nel locale troverete tazze, piatti e posate tipicamente arabe; il tocco palestinese si vedrà nelle decorazioni e in alcuni cibi inseriti nel menù”.
La 30enne ripone nella sua bella impresa la speranza di aprire le menti e svegliare le coscienze. “Molti cittadini dopo i tafferugli tra comunità arabe in centro, avvenuti nei mesi scorsi, hanno iniziato a fare di tutta l’erba un fascio, distorcendo completamente la realtà. La maggior parte degli uomini e le donne di nazionalità araba che vivono a Bari sono persone oneste, grandi lavoratori e perfettamente integrati. Credo che il mio ristorante possa raccontare anche la loro storia, fornendo alle nuove generazioni nuove esperienze gastronomiche”.







