Niente divide come il Natale. Esatto, divide. Natale con i tuoi o Natale in trasferta? Casa o ristorante? Delivery o pentole e fornelli? Sulle tavole, la tradizione vuole rape stufate, baccalà fritto, cartellate, “l’angill cap e cod ind o sug, tutto ciò che uno desidera”. Momenti indimenticabili. Oggi, però, quei tempi sono passati? Insomma, i baresi sono ancora legati agli usi e costumi d’una volta o stanno virando verso altre opzioni? Scopriamolo andando nei mercati rionali, lì dove la materia prima si reperisce, tra clienti e commercianti.
Alcuni lamentano un caro prezzo e gli stessi venditori ammettono un incremento dei costi a partire dal Covid: seguendo le stime Codacons nel corso degli anni, l’incremento dei prezzi nel reparto ortofrutta (e non solo) ha seguito un trend che tocca punte dal 10% al 30%, con per imbandire le tavole secondo la tradizione. Ma, per chi è legato ai piatti di una volta, è facile adottare qualche strategia in modo da rispettare gli usi e costumi baresi: “i prezzi della merce sono aumentati dalla pandemia, per cui generalmente la settimana prima di Natale i clienti tendono a mantenersi e ‘ridurre’ la spesa, ma per la festività del 24 e dei giorni successivi gli ordini non mancano”, dichiara il titolare di un ‘frutta e verdura’ nel centro barese.
È anche vero che impastare, soffriggere, stufare, è la tradizione è una fatica e in pochi sono disposti a smanettare in cucina: “Non acquisteremo grandi lotti di merce: la gente non compra più come prima, ormai preferiscono mangiare al ristorante per Natale o andare in viaggio”, è il contraltare di chi lavora in un negozio di alimentari nel quartiere Carrassi. La nuova moda, infatti, è il delivery, consegna espresso a domicilio di piatti già pronti, e tanti sono i panifici in città con ordinazioni delle cosiddette “vaschette” da smaltire entro il 23. “Se c’è qualcuno che ancora compra per mettersi ai fornelli, sono più che altro anziani – notano due commercianti, concordi sull’età anagrafi a dei loro clienti – i giovani preferiscono andar fuori”.
C’è chi, nel nuovo mercato al coperto Coldiretti-Campagna Amica di San Pasquale, dissente: “C’è un ritorno al passato tra i giovani: ho ordini e liste della spesa da patte di coppie giovani e sentire dei ragazzi che dicono che amano ricordare i loro nonni, i profumi dei loro nonni mi fa molto piacere ed è una cosa che ho notato molto quest’anno – afferma da dietro il bancone la titolare di un’azienda agricola molfettese – stanno acquistando il vincotto di vichi e l’olio per le cartellate, cioè gli ingredienti classici per i dolci. Io immaginavo che fossero solo a Molfetta, da dove provengo, mentre noto che anche a Bari qui le tradizioni non mancano e io cerco di educare il cliente a mangiare sano senza rinunce, decidendo di lasciare i prezzi inalterati rispetto al resto dell’anno, con un eventuale aumento di 50 centesimi, massimo un euro per Natale – il cartello indica 3 euro e 50 per le rape a fronte di 5 euro in altre zone della città – e questo perchè vogliamo invitare a stare in famila e rispettare le ricette. Secondo la mia esperienza, gli acquisti degli alimentari li fanno tutti a Natale, mentre a Capodanno vanno tutti al veglione e non abbiamo mai grandi ordini per cenoni. Ma Natale è un bel momento da passare insieme in famiglia”.
Insomma, che sia in città o fuori, che sia delivery o appena pronto, che sia ristorante o casa una cosa è certa: a Natale si mangia.








