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Home » Spalla » Dalle escort a Berlusconi alla droga, l’imprenditore barese Tarantini ha scontato l’ultima condanna

Dalle escort a Berlusconi alla droga, l’imprenditore barese Tarantini ha scontato l’ultima condanna

diLa Redazione
22 Dicembre 2025
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tarantini berlusconi

© Riproduzione riservata

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Dopo oltre sedici anni e undici processi, l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, balzato tra il 2008 e il 2009 agli onori delle cronache soprattutto per aver portato escort alle cene nelle residenze private dell’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi, ha finito di scontare ieri, 21 dicembre, l’ultima condanna. Ha trascorso, complessivamente, 29 giorni in carcere, 11 mesi agli arresti domiciliari e poco più di cinque anni in affidamento in prova ai servizi sociali. In quest’ultimo caso si è occupato della distribuzione di pasti e abiti ai bisognosi, ha insegnato ad un ex detenuto disabile il lavoro del commesso, ha fatto un percorso psicoterapeutico e ha lavorato. Ieri è stato il suo ultimo giorno di servizi sociali. Tra le condanne scontate, quella a 2 anni e 10 mesi di reclusione (ridotta in appello dai 7 anni e dieci mesi inflitti in primo grado) per reclutamento e favoreggiamento della prostituzione. Il processo cosiddetto ‘Escort’ ha raccontato, anche attraverso le testimonianze dirette delle donne che partecipavano alle serate hot a Palazzo Grazioli, Villa Certosa e Arcore, il progetto di “frenetica ascesa sociale” di Tarantini, scrivono i giudici negli ultimi provvedimenti giudiziari. Le sue dichiarazioni hanno permesso ai pm baresi di aprire altri procedimenti a carico di politici, amministratori e imprenditori.
Degli undici processi che ha dovuto affrontare, accusato dei reati più diversi, dalla droga alla prostituzione, passando per corruzioni, turbative d’asta e bancarotta, per quattro di essi l’imprenditore barese ha incassato condanne, mentre gli altri si sono conclusi con assoluzioni, archiviazioni o prescrizione dei reati. Oltre alla condanna ‘Escort’ a 2 anni e 10 mesi, per una turbativa d’asta del settembre 2009 Tarantini è stato condannato a 1 anno e 4 mesi. Per detenzione e cessione di droga commessi nel 2008, è stato condannato alla pena di un anno e 8 mesi di reclusione. Per queste tre condanne, dopo il riconoscimento del vincolo della continuazione, ha scontato complessivamente 4 anni. Escluso dalla continuazione un patteggiamento per bancarotta fraudolenta a 3 anni e 3 mesi di reclusione. Secondo i giudici “i reati di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione e quelli di detenzione e cessione di droga erano strumentali al raggiungimento di benefici nel settore della pubblica amministrazione per ottenere appalti in favore delle società riconducibili a Tarantini, sicché anche la turbata libertà degli incanti, accertata fino a settembre 2009 rientrerebbe in tale ambizioso e lungimirante progetto congegnato da Tarantini in uno spazio temporale ravvicinato, tra il 2008 e il 2009”. Per questo, Tarantini ha ottenuto la continuazione per tre condanne, su istanza del difensore, l’avvocato Nicola Quaranta, che lo ha sempre assistito, dalla prima perquisizione nel maggio del 2009, nell’ambito di un procedimento per corruzione e turbativa d’asta che coinvolgeva medici e funzionari della Asl, fino all’incidente di esecuzione definito nel novembre 2025 dalla Corte d’Appello di Bari, con ieri – 21 dicembre – ultimo giorno di servizi sociali.
“La giustizia con me ha funzionato, ho imparato dai miei errori e ho cambiato completamente vita”. Così commenta il suo primo giorno da uomo libero Gianpaolo Tarantini, dopo aver scontato l’ultima condanna con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Ringrazia la mamma, “che mi è stata sempre vicino senza mai giudicarmi”, il suo avvocato e anche la magistratura: “Ho confessato i miei errori e ho deciso di collaborare”, dice. Ma chiede anche scusa. “Mi dispiace per tutte le persone che sono state coinvolte nei miei processi, anche mediatici, e mi dispiace che alcune di loro, soprattutto alcune ragazze, siano state etichettate in un modo che non meritavano, con conseguenze personali e sociali”.
“Quando ero più giovane ero più incosciente, superficiale e pensavo che il fine giustificasse sempre i mezzi – dice – Invece oggi penso, con maturità ed esperienza, che bisogna aver rispetto soprattutto degli altri”. Buona parte delle condanne sono state scontate con affidamento in prova ai servizi sociali. “È stata l’esperienza più formativa, in particolare la raccolta di indumenti e cibo per i bisognosi: ho visto nei loro occhi la vera sofferenza e il sollievo di fronte alla consegna di un semplice litro di latte o di un abito anche usato. Questo mi ha colpito talmente tanto, che ho continuato a fare volontariato in maniera totalmente libera anche nei periodi in cui non scontavo condanne, mi hanno insegnato l’altra faccia della medaglia del mondo e i veri valori della vita”.
L’avvocato che lo ha difeso in questi 16 anni, Nicola Quaranta, si dice “soddisfatto professionalmente di aver assistito una persona gravata da numerosi procedimenti e processi giudiziari, difendendolo nel processo e non dal processo, soprattutto per l’esito della fase esecutiva della pena, che la Costituzione ha previsto per rieducare e non solo punire il reo. Tarantini – aggiunge il legale – è l’esempio del condannato che ha concretamente dimostrato resipiscenza, reinserendosi nel tessuto sociale anche grazie al positivo percorso di risocializzazione previsto dalle misure alternative che gli sono state di volta in volta concesse”.

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