Il 2026 è appena iniziato, ma la fotografia che rimarrà più impressa di questi primi giorni nella memoria collettiva, destinata a segnare gli equilibri politici mondiali, è sicuramente la cattura del presidente del Venezuela Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, voluta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio il sonno degli abitanti di Caracas è stato interrotto da almeno sette bombardamenti statunitensi, che hanno colpito obiettivi militari e civili, lasciando il Paese e il mondo intero con il fiato sospeso, dividendo la stessa popolazione venezuelana.
Tantissimi da quel momento sono scesi in piazza per manifestare l’appoggio all’azione di Trump, riuscita a sradicare un regime dittatoriale che da decenni piega, affama e disintegra i diritti in tutto il Paese sudamericano. A loro fa da contraltare un’altra ampia parte di popolazione, preoccupata per l’avvento del neocolonialismo americano, che ha come unica mira lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi venezuelani, facendo a brandelli anche il diritto internazionale. La situazione è controversa e preoccupa i leader mondiali, a prescindere dalla loro posizione politica, così come divide migliaia di italovenezuelani in Puglia. Abbiamo cercato di capire qual è lo stato d’animo della comunità sudamericana a Corato, frutto di storiche migrazioni risalenti agli anni ’50. Ecco il punto di vista di Pino Gabriele, arrivato in terra barese nel 1982, e lontano dal Venezuela da oltre 10 anni, dove risiedono attualmente sua madre, i suoi fratelli e i suoi zii.






