In una scena diventata iconica di “Lost in translation”, secondo film da regista di Sofia Coppola, i protagonisti Bill Murray e Scarlett Johansson finiscono col cantare in una stanza karaoke di Tokyo. Sono passati più di vent’anni da quel film, ma se Murray e Johansson capitassero a Bari oggi, potrebbero rifare quella scena alla perfezione. Perché a Bari il karaoke funziona ancora, e pure tanto. D’altronde è la città che ha fatto parlare di sé tutta Italia con quella “Maledetta primavera” urlata nella notte da migliaia di giovani per strada, tema che ha tenuto banco per settimane fra polemiche e denunce di “malamovida”, e teorie per trovare il complicato punto di equilibrio fra il divertimento dei giovani e il riposo dei residenti.
L’allenamento delle ugole, quindi, a Bari pare non mancare, nonostante il karaoke sia fenomeno più che datato, considerato che le sue origini pare risalgano a una sessantina di anni fa, divise fra Stati Uniti e Giappone. E in Italia, nonostante il Fiorello dalla lunga chioma sia un lontano ricordo, quando attraversava le piazze d’Italia con il suo “Karaoke” regalando gli insperati quindici minuti di celebrità (televisivi) proprio a tutti, la voglia di cantare proprio non è passata. A Bari i più attempati ricordano le serate karaoke al fu Kanthòs, ma esistono ancora e anzi, sono frequentatissime e attesissime. Di indirizzi ne esistono diversi, solitamente gli appuntamenti cadono dal giovedì fino al fine settimana. Il Priscio, per esempio, è un locale dove il karaoke è sempre assicurato – e propone spesso una serie di eventi musicali – così come il non lontano Western village accende il microfono solitamente fra il giovedì e il venerdì. D’altronde la tecnologia aiuta, basta avere uno schermo e una connessione internet, i testi delle canzoni si trovano facilmente e il gioco è presto fatto.
Risponde il ristorante-pizzeria Bahari con il suo karaoke, sempre nel fine settimana, anche se il cuore caldo del fenomeno sembra essere nella zona dell’Umbertino – sì, proprio quella “canterina” di “Maledetta primavera”: capita quindi che si levino voci da Pamperi, mentre l’adiacente Panificio Signorile ha di recente inaugurato un format che prevede karaoke in compagnia di una drag queen. Canzoni a squarciagola di tanto in tanto anche da La Iosa, sempre in via Abbrescia, e qui le differenze generazionali a volte balzano all’occhio, con i più giovani che conoscono i brani di Olly a memoria e lasciano muti i più adulti, per poi ritrovarsi a cantare tutti insieme Giorgia, senza farsi prendere dall’ansia dell’età. Ancora sulla stessa strada, karaoke nel menu di Enos – Cantina del gusto, ma la menzione d’onore è per la Caffetteria Costanza, poco distante: anche qui il karaoke va per la maggiore, e spesso vi si danno appuntamento gli studenti Erasmus. Ma a differenza degli altri locali che pubblicizzano le serate tramite i social, da Costanza vige ancora la regola del passaparola. Perché se karaoke deve essere, tanto vale farlo per bene: e quindi tornare indietro e tuffarsi negli anni 90, quando gli appuntamenti ce li si dava a voce, ci si incontrava per caso, e le serate partivano così, senza aver fatto alcun programma.







