Una grande imbarcazione di età romana, inabissatasi nelle acque del Mar Ionio con il suo carico di anfore. L’inaspettata scoperta è avvenuta lo scorso mese di giugno nel corso delle normali attività di controllo in mare condotte dalla Guardia di Finanza, con l’uso delle più recenti e sofisticate strumentazioni di bordo, che hanno rilevato la presenza di un’anomalia sul fondale.
Il lavoro sinergico portato avanti dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, con il Reparto Operativo Aeronavale di Bari e la Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Gallipoli, ha consentito così di individuare con estrema precisione i resti della nave e di recuperare inoltre, grazie a successive immersioni, le anfore trasportate dalla nave oneraria di epoca tardo-imperiale.
“L’esigenza di assicurare la tutela dell’importante giacimento subacqueo – è spiegato in una nota – ha determinato la scelta, condivisa da tutti gli attori intervenuti, di mantenere il massimo riserbo circa il ritrovamento, al fine di scongiurare il rischio di saccheggio e preservare il potenziale informativo custodito nel deposito archeologico, nell’attesa di mettere a punto la migliore strategia d’intervento”.
L’area, fin dal momento della scoperta, è stata sottoposta a costante monitoraggio da parte della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Gallipoli. La Soprintendenza poi si è tempestivamente attivata per il reperimento dei fondi necessari per pianificare ed eseguire gli interventi di documentazione, indagine archeologica e messa in sicurezza del relitto.






