A sette anni dall’iscrizione nel registro degli indagati della Direzione distrettuale antimafia di Bari, il pm antimafia Fabio Buquicchio ha chiesto al gip l’archiviazione delle accuse a carico di Anita Maurodinoia, ex assessora regionale ai Trasporti e moglie di Sandro Cataldo, fondatore del movimento politico Sud al centro, coinvolto nello scandalo delle elezioni amministrative a Triggiano e Grumo e alle regionali del 2020. Maurodinoia fu indagata nell’ambito della maxinchiesta Codice Interno, a seguito delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e di intercettazioni dalle quali emergeva una ‘frequentazione’ con personaggi del clan Parisi di Japigia. Ma per anni la sua posizione è rimasta ferma, al contrario dell’altra inchiesta nella quale risponde con suo marito di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale.
Cataldo fu arrestato insieme ad altre persone il 4 aprile 2025, sua moglie è sempre stata indagata a piede libero. Per la Procura, assessora avrebbe preso parte all’associazione “al fine di ottenere la sua elezione – scrivono i pm – delegando al coniuge Cataldo Sandro di mantenere i rapporti con gli elettori compiacenti”. In Codice Interno, che a febbraio 2024 ha svelato i rapporti tra mafia, imprenditoria e politica, con al centro la figura dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, condannato in primo grado, con il rito abbreviato a 9 anni di reclusione, Maurodinoia non avrebbe invece avuto alcun ruolo, né sarebbero emersi su di lei elementi sufficienti perché l’antimafia la portasse a giudizio. Per questo la posizione sua e di altre 34 persone, stralciata nei mesi scorsi, è ora sul tavolo del gip del tribunale di Bari, che ne valuterà l’archiviazione.







