Le crisi geopolitiche che si stanno sviluppando in Medio Oriente stanno incidendo in modo concreto sul costo dell’energia. Il prezzo del carburante, nelle ultime settimane, ha registrato nuovi aumenti, con ripercussioni a catena su tutta la filiera produttiva. Tra i settori più colpiti c’è quello della pesca, dove il carburante rappresenta una delle principali voci di spesa. Uscire in mare, oggi, significa affrontare costi sempre più elevati, spesso difficili da sostenere. Neanche gli ultimi provvedimenti del Governo sui prezzi dei carburanti, però, possono salvaguardare nel lungo periodo il settore
Le parole degli operatori del settore raccontano una realtà complessa: margini sempre più ridotti e una programmazione che diventa difficile in un contesto così instabile. Non si tratta solo di sostenere i costi del carburante, ma anche di mantenere competitività sul mercato, senza trasferire interamente gli aumenti sui consumatori.
Proprio alcune pescherie però al momento non vedono una modifica dei prezzi dei grossisti, non solo sul pescato ma anche su attrezzature e accessori. Loro osservano la situazione gli sviluppi delle prossime settimane. Non è la prima volta che gli imprenditori affrontano una crisi simile. Quello che lascia spiazzati è la velocità con la quale il mercato ha fatto impennare i prezzi.
Intanto, il settore guarda con attenzione all’evoluzione dello scenario internazionale, nella speranza di una stabilizzazione che possa riportare equilibrio anche nei prezzi dell’energia.






