Maninni torna, a due anni di distanza da uno spettacolare Festival di Sanremo, con un progetto che è molto più di un semplice ep: “1997” è una dichiarazione d’identità, un punto di ripartenza, una vera e propria rinascita. Il disco è in uscita il 27 marzo. Il titolo richiama il suo anno di nascita: il 1997, un anno magico per la scena musicale mondiale. Il nuovo lavoro rappresenta un ritorno alle origini, non solo anagrafiche ma artistiche. “Ho ricominciato a fare musica nel miglior modo che io abbia sempre conosciuto: con gli strumenti musicali tra le mani e scrivendo a braccio, per la sola esigenza di sputare quello che avevo dentro”.
Con queste parole l’artista racconta l’approccio che ha dato vita al disco: un processo creativo istintivo, diretto, viscerale. Le canzoni nascono dall’urgenza espressiva, dall’esigenza di riportare al centro la musica suonata, le chitarre, la scrittura immediata. Il riferimento al 1997 è anche un richiamo preciso a un immaginario sonoro e culturale: quello del Brit pop. Un periodo in cui le chitarre erano protagoniste, le melodie avevano carattere e le canzoni diventavano inni generazionali. L’energia degli Oasis e l’attitudine tagliente dei Blur rappresentano un orizzonte musicale che ha segnato profondamente la sua formazione e che oggi riemerge, con uno sguardo contemporaneo. Quando la Gran Bretagna era cool ed europea.
“1997” rappresenta anche un recupero consapevole di uno spirito: quello di una musica autentica, imperfetta, viva. Un album che mette al centro la libertà creativa e l’urgenza di raccontarsi senza filtri. “Mi sento libero, istintivo con la musica, come quando da ragazzino ascoltavo gli artisti che mi hanno maggiormente influenzato, dagli Oasis a Blur e ai The Verve, e in generale tutta la scena britannica e non degli anni 90”. Se “1997” fosse riconducibile ad un oggetto sarebbe un lettore mp3, ascoltato con le cuffiette con i fili, un pallone da calcio, giocato per strada in quartiere, e le Vans indossate ogni giorno. Oggetti che riportano ad un modo personale di ascoltare la musica, che richiamano la voglia di sentirsi “comodi” e liberi di andare ovunque, di rivivere le radici di un territorio ricco di stimoli artistici.
“Ho lavorato su ciò che mi piaceva, mi divertiva e mi faceva stare bene, senza pensare a ciò che avrebbe funzionato. Dopo il Festival di Sanremo, ho avuto la possibilità di fare tante esperienze, ma più passava il tempo e più non mi ci riconoscevo più artisticamente. Mi sono accorto che cercavo spasmodicamente di rimanere a galla in un sistema che mi faceva stare male, perché scrivevo musica solo per “funzionare” e non per comunicare qualcosa, come avevo sempre fatto. Allora mi sono fermato. Ora sono tornato me stesso”.
Il primo singolo del progetto -“Goodbye”- è uscito il 20 febbraio. “”Goodbye” racconta la mia storia recente con la musica, ma ognuno di noi può ritrovarsi, pensando alla propria vita. A volte, sprechiamo tempo ed energie per inseguire un modello di sogno che in realtà non ci appartiene veramente. Non ci rendiamo conto che prima o poi le stelle cadono e noi ci ritroviamo ad osservare un cielo spento. La società può schiacciarti, se non rispetti veramente te stesso. Quindi io dico goodbye a tutto questo, per scegliere la mia strada”.
Le strade del cuore di Alessio (Maninni), rimangono quelle della sua Bari ‘vera’. A Telebari è venuto per una chiacchierata e per un abbraccio. A Social Night ha affrontato un’ intervista ‘inclusiva’ con un co-conduttore super preparato quale Daniele, della cooperativa Mago di Oz.






