Un ricovero lampo, durato meno di 24 ore, e un conto salatissimo da pagare. Una vera e propria disavventura ha colpito una famiglia di giovani turisti americani, che hanno trascorso le vacanze in Puglia. La coppia, lo scorso 10 agosto, ha avuto bisogno di assistenza sanitaria per la figlia di appena due mesi. Il personale sanitario dell’ospedale Monopoli-Fasano ha ritenuto necessario ricoverare la neonata, che presentava una temperatura corporea elevata. Secondo quanto riferito, sono stati effettuati esami del sangue e delle urine. Poche ore dopo, però, le condizioni della bambina sono migliorate e la piccola ha potuto lasciare l’ospedale.
La famiglia in questione è composta da cinque persone: la donna e i tre figli sono in possesso di passaporto italo-americano, suo marito è cittadino straniero mentre l’ultima bimba, la più piccola, è in attesa di ricevere il doppio passaporto. Pertanto, la neonata non è iscritta al Servizio sanitario nazionale e non beneficia dell’assistenza gratuita in Italia. Poche ore dopo, la famiglia è stata contattata dalla struttura ospedaliera per saldare il conto: 1.662 euro. Una cifra che, almeno a prima vista, appare sproporzionata rispetto alla durata del ricovero e alle prestazioni effettuate.
Il sistema DRG, che attribuisce un valore economico ai ricoveri effettuati nell’ambito del Servizio sanitario, ha inserito automaticamente il caso nella categoria 422, denominata “Malattia di origine virale e febbre di origine sconosciuta”. È stata quindi applicata la tariffa prevista per un ricovero ordinario, nonostante la neonata sia rimasta in ospedale per una sola notte.
Secondo la Asl, però, l’importo richiesto è corretto ed è stato elaborato dal sistema informativo Edotto. Sulla questione sono intervenuti i sindacati, specificando che l’elevato costo del ricovero potrebbe essere riconducibile a un errore del sistema, eventualmente accentuato anche da un inserimento non corretto dei dati. La vicenda ha così acceso i riflettori sulle possibili lacune presenti nei sistemi informatici sanitari, una questione già sottoposta in passato all’attenzione del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e dell’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia. Intanto, la famiglia chiede giustizia e valuta tutte le possibilità. Non è esclusa, infatti, la strada della contestazione della fattura, che potrebbe aprire la strada a una vera e propria battaglia legale con la Regione Puglia.






