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venerdì 16 Aprile 2021
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Bari, sostituzione valvolare aortica: innovativo intervento eseguito all’Anthea su un paziente di 76 anni

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Un delicato e innovativo intervento è stato eseguito dell’équipe dell’Heart Valve Center dell’Anthea Hospital di Bari su un paziente di 76 anni. L’uomo, già operato in passato per una sostituzione valvolare aortica con una protesi biologica che, con il passare degli anni, è andata incontro a disfunzione, a causa del naturale processo di usura, è stato sottoposto a un intervento chiamato ‘Valve-In-Valve’, che prevede il posizionamento della nuova protesi aortica all’interno di quella precedentemente impiantata.

All’Anthea infatti, punto di riferimento per il territorio per il trattamento mininvasivo delle patologie valvolari con l’Heart Valve Reference Center, centro ad alto volume di interventi con tecnica TAVI, opera uno specializzato ‘Heart Team’ composto da cardiochirurghi, cardiologi interventisti e clinici e anestesisti guidati dal professor Giuseppe Speziale, coordinatore delle Cardiochirurgie GVM Care & Research, e dal dottor Gaetano Contegiacomo, specialista in Cardiologia Interventistica e responsabile dell’Unità di Emodinamica di Anthea Hospital.

Grazie a questo gruppo di lavoro, dunque, è stato possibile risolvere il grave problema di stenosi valvolare aortica del paziente: una delle patologie cardiache più frequenti nella popolazione di età avanzata in Occidente, con un’incidenza di oltre il 3% negli over 75, percentuale che sale al 4% nei soggetti ultra 85enni. Una patologia che, in assenza di intervento, porta a un’aspettativa di vita che è in media di 2-3 anni, in persone con angina o sincope, o addirittura di 1-2 anni in pazienti con scompenso cardiaco.

“L’intervento ha richiesto una procedura e dei materiali particolari: è stato necessario usare un ‘pallone percutaneo’ per rompere letteralmente l’anello della vecchia protesi biologica, comprimerla contro le pareti della valvola aortica e permettere così alla nuova protesi di adattarsi – spiega il dottor Contegiacomo –. Per supportare il passaggio del catetere è stato necessario utilizzare uno snare, ossia una sorta di ‘cappio’ percutaneo. Per evitare complicanze ischemiche, inoltre, abbiamo protetto l’ostio dell’arteria coronaria destra, una sorta di passaggio dove sono poste le tre valvole cardiache, con delle guide specifiche”.

L’intervento, dunque, è stato portato a termine senza complicanze e oggi il paziente è tornato alle sue abitudini, con una migliore qualità ed aspettativa di vita. La procedura, se eseguita in un centro ad alto volume e da operatori esperti, si può considerare a basso rischio e il paziente viene dimesso dopo soli 2 o 3 giorni di degenza post-operatoria.


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