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venerdì 16 Aprile 2021
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Niente ristori per il Covid e la “grana” contalitri: grido d’allarme dei birrifici di Puglia, Basilicata e Calabria

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“Siamo stati lasciati soli. Siamo stati dimenticati. E se qualcuno ci chiede una birra, saremo costretti a dire: per adesso no, non si può”. È questo il grido d’allarme racchiuso in una lettera redatta e firmata da diversi birrifici della Puglia, della Basilicata e della Calabria: circa 30 attività che denunciano, in realtà, una situazione pressoché uguale in tutta Italia. La fotografia di un comparto che vive una crisi causata dal Covid, alimentata dall’assenza dei ristori e resa ancora meno sopportabile da una nuova imposizione che gli imprenditori ritengono essere quantomeno inopportuna.

“I birrifici artigianali – si legge nella lettera – sono stati investiti in pieno dalle conseguenze dei provvedimenti adottati per contenere il contagio. Pur non essendo direttamente coinvolti nelle chiusure, infatti, hanno visto ridurre drasticamente i loro clienti. Principalmente pub e attività di ristorazione. A peggiorare la situazione si denuncia che questa categoria non è contemplata tra le attività comprese nei ristori, subendo così maggiormente i vari lockdown che si sono susseguiti in questi mesi: l’onere della sopravvivenza è ricaduto praticamente su se stessi”.

Ma c’è di più. “Il Decreto del 4 Giugno 2019 sulla ‘semplificazione dei microbirrifici’ – si legge nella lettera – impone, a partire dal 31 dicembre 2020, l’installazione di un contalitri all’uopo del contatore energetico per la verifica del mosto prodotto. Uno strumento che non apporta alcun beneficio all’accertamento dell’accisa rispetto al misuratore attualmente in uso, ma rappresenta un esborso economico che, nella situazione attuale, risulta realmente difficile da realizzare. Basti pensare che ci sono contalitri il cui costo si aggira intorno agli 8mila euro, senza contare l’installazione”.

“Non vi è chiarezza, inoltre, circa le caratteristiche che tale contalitri dovrebbe avere – scrivono ancora gli imprenditori della birra artigianale -. Il rischio, dunque, è quello di acquistare strumenti che, in sede di verifica dell’Agenzia delle Dogane, non vengano approvati. La conseguenza di tutto ciò è che le produzioni di diversi birrifici sono necessariamente ferme con conseguenze disastrose per il proseguimento dell’attività. Nonostante questo si continuano a pagare le accise come se nulla stesse accadendo. Gli affitti vengono pagati per intero, senza alcuna agevolazione: tutto con produzioni pressoché ferme”.

“Non vogliamo essere l’ennesima richiesta al Governo – si legge in coda alla lettera -. Vorremmo lavorare, produrre, creare le nostre amate birre per tutti gli estimatori e per chi si avvicina a questo fantastico mondo, ma sappiamo che in questo momento tutti dobbiamo stringere i denti, fare sacrifici per il bene di tutti. Per questo, tutti i birrifici aderenti chiedono che chiunque sia sensibile a un pezzo di realtà produttiva del Paese prenda a cuore una piccola ma significativa istanza da parte del movimento brassicolo sollevando i microbirrifici artigianali dall’obbligo di installazione del contalitri in modo da poter riprendere la produzione. Che la produzione ‘Birra Artigianale’ abbia un proprio codice ATECO che identifichi e caratterizzi tale realtà produttiva italiana. Che ci sia attenzione verso questo comparto produttivo del Paese con dei ristori ed agevolazioni specificatamente dedicate ai Birrifici Artigianali”.


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