Non sempre l’uno vale uno, soprattutto quando si parla di terapie intensive e malati Covid. Eppure sembra essere questo il modello applicato nell’ospedale per le maxi emergenze in Fiera a corto di personale.
Con disposizioni di servizio firmate dal direttore generale del Policlinico, Giovanni Migliore, vengono arruolati medici con le specializzazioni più disparate: urologi, neonatologi, fisiatri e cardiochirurghi. Ingaggio duramente contestato dalle organizzazioni sindacali del comparto medico che hanno inviato una diffida alle Direzioni generali e sanitarie, perché “nessuna emergenza – si legge nel documento – può giustificare l’attribuzione di compiti estranei alla propria sfera di competenza ospedaliera”.
Tradotto: un fisiatra non può gestore un paziente in rianimazione. L’impiego di dirigenti medici in discipline non equipollenti nelle terapie intensive – è scritto ancora nella diffida – espone i medici a responsabilità civili e pensali e non garantisce la sicurezza dei pazienti’. La sensazione è che ormai si stia raschiando il fondo del barile. “Lo avevamo detto mesi fa e nessuno ci ha ascoltati, anzi, siamo stati tacciati di ostruzionismo” tuona Antonio Mazzarella, segretario Funzione Pubblica Cgil Bari, perché bisognava organizzare prima l’attivazione dei posti letto nella struttura costata quasi 20mln di euro.
L’Emilia Romagna, per fare un esempio, ha assunto 13mila unità di personale, il 65% di questi con contratti a tempo indeterminato, a differenza della puglia che ne ha assunti solo 6mila per il 70% con contratti flessibili. Sul fronte posti letto, la Puglia ne ha attivati 580 nelle terapie intensive, con la possibilità di aggiungerne altri 80, ma solo sulla carta, perché il nodo è sempre lo stesso, il personale. Forse si poteva prevenire, anziché curare tra mille difficoltà







