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lunedì 6 Dicembre 2021
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Vaccini in Puglia, medici di famiglia chiedono sostegno a Decaro: “Per noi poche dosi e pochi hub”

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“Chiedere ai medici di svuotare i frigoriferi fa ridere. I vaccini sono custoditi altrove e distribuiti col criterio dell’amico dell’amico. Anzi bisognerebbe chiedere, in modo formale, quale criterio è stato adottato nella distribuzione dei vaccini ai medici di famiglia. Perché alcuni medici hanno avuto un numero notevole di dosi mentre altri pochissime dosi? Perché ai medici che hanno dato la disponibilità a vaccinare fuori dai propri studi i pochi vaccini sono stati dispensati molto tempo dopo averli distribuiti agli altri? ln un momento come questo c’è bisogno di tutti e il sostegno dei sindaci può essere di grande aiuto”. È quanto scrive l’intersindacale medici – composta da Cgil, Smi, Snami, Simet e Ugs – in una lettera inviata oggi al sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro, per chiedere sostegno nella campagna vaccinale. A chiedere di “svuotare i frigoriferi” era stato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, durante gli incontri con i medici di famiglia avvenuti la settimana scorsa.

“L’lntersindacale medici – scrivono nella lettera rivolgendosi a Decaro – ha apprezzato molto la sua disponibilità riguardo la soluzione degli hub a Bari per consentire ai medici di famiglia di partecipare compiutamente alla campagna vaccinale. I medici di famiglia, con il supporto della giusta organizzazione offerta ad altre equipe per svolgere la stessa funzione, possono essere decisivi per vaccinare più gente possibile nel minor tempo possibile”.

Però, lamentano “non si capisce perché ai medici di famiglia venga negato, dalle autorità preposte (le Asl), il supporto organizzativo messo in campo per le vaccinazioni fatte dal personale Asl. Come mai quel supporto è inutile se a vaccinare sono i medici di medicina generale mentre viene impiegato, e probabilmente anche remunerato, se a vaccinare è il personale Asl?”.

“Per non parlare – aggiungono – delle pressioni fatte sui medici per indurli a vaccinare nei propri ambulatori anche quando, per motivi di sicurezza del medico e del cittadino, si è optato per le strutture pubbliche. A lei, come a noi, non sarà sfuggito il caos e la disorganizzazione della vaccinazione in atto. Caos che ha messo a dura prova il rapporto tra medici e pazienti vista la mancanza di precise informazioni nonostante le giornaliere disposizioni capaci di modificare oggi quanto deciso il giorno prima”.


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