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sabato 12 Giugno 2021
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Bari, raro tumore all’esofago trattato con successo alla Santa Maria. Il paziente 58enne: “Grazie a tutti”

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“Dopo l’insuccesso della chemio mi sono messo alla ricerca di un centro, di un professionista, per un’ulteriore valutazione del mio caso. Ho trovato il dottor Braun grazie al consiglio di mio nipote”. Inizia così la storia di Raffaele: 58enne di Napoli afflitto da un raro ed esteso tumore all’esofago. Considerata l’entità della neoplasia, il paziente era stato ritenuto non operabile da tutti gli specialisti a cui si era rivolto. Non dall’ospedale Santa Maria di Bari – Struttura Polispecialistica di GVM Care & Research, accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale – dove con una tecnica mininvasiva il tumore è stato trattato con successo.

“La luce della speranza si è accesa quando ho letto sul web di un caso simile al mio su cui era intervenuto con successo il dottore a Villa Lucia Hospital di Conversano – continua Raffaele -. Ho quindi incontrato il dottor Braun di persona. Il dottore mi ha sottoposto prima a una visita specialistica e poi mi ha dato la bella notizia, ovvero che poteva operarmi. Ringrazio tutti i medici, gli infermieri e il personale dell’ospedale che si sono presi cura di me”.

“Il tumore dell’esofago è una neoplasia rara – spiega il dottor Antonio Braun, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale di Ospedale Santa Maria di Bari – si registrano 3 casi ogni 100mila abitanti. Ha un comportamento abbastanza aggressivo, proprio per la struttura anatomica dell’esofago stesso. Il trattamento di queste neoformazioni richiede conoscenza e pratica sia di chirurgia addominale che di chirurgia toracica. Grazie all’esperienza consolidata negli anni, alla continua implementazione tecnologica e all’innovazione delle metodiche chirurgiche, siamo riusciti ad intervenire con successo”.

Il paziente, un fumatore (tra le principali cause del tumore dell’esofago vi è il fumo di sigaretta), stava riscontrando un dimagramento progressivo importante, difficoltà ad ingerire solidi e successivamente anche liquidi. La gastroscopia aveva riscontrato una neoplasia di 12 centimetri della porzione distale dell’esofago (quella più prossima allo stomaco) che infiltrava anche il cardias, ovvero la giunzione tra esofago e stomaco. Il tumore aveva ristretto completamente l’esofago tanto da non permettere a Raffaele quasi più di nutrirsi e di bere portandolo all’anemizzazione, con conseguente debolezza e decadimento della qualità di vita.

Gli specialisti a cui si era rivolto in precedenza avevano reputato il tumore troppo esteso per essere operato, indirizzando quindi il paziente verso un ciclo di un mese di chemioterapia, che però non ha avuto alcun risultato né nella riduzione del volume della neoplasia né nell’alleviare i sintomi. “All’interno di un management multidisciplinare, il carcinoma dell’esofago richiede un trattamento chirurgico molto esteso e l’esofagectomia è considerata una delle procedure più complesse, nonché traumatiche ed invalidanti, sebbene essa rappresenti il gold standard per il trattamento di questo tipo di patologia, laddove praticabile – commenta Braun -. La chemioterapia è una terapia adiuvante cioè che va ad aumentare, successivamente, l’efficacia dell’intervento chirurgico, incrementando il tasso di sopravvivenza”.

“L’intervento, estremamente complesso a causa della diffusione del tumore, è durato 5 ore – spiega, quindi, il dottore –. Siamo intervenuti in due tempi durante la stessa operazione: la prima parte per via laparoscopica per tubulizzare (resezione di un tratto verticale) lo stomaco ed asportare i linfonodi addominali coinvolti dalla patologia. La seconda parte dell’intervento, per via toracoscopica, ci ha permesso di asportare il tumore e di eseguire un’anastomosi, ovvero riconnettere l’esofago rimanente allo stomaco”. Una procedura che ha permesso l’asportazione radicale del tumore e soprattutto il ripristino della continuità digestiva del paziente, per consentirgli un’alimentazione autonoma e regolare, raggiungibile in maniera graduale.

Dopo una giornata in terapia intensiva da sveglio, il paziente è rientrato in reparto, dove gli è stato rimosso il sondino nasogastrico. Dopo due giorni ha ripreso a bere autonomamente. Inoltre, la mobilizzazione è avvenuta in seconda giornata, i drenaggi addominale e toracico sono stati rimossi rispettivamente il terzo e il quinto giorno post operatorio. Dopodiché, dopo 8 giorni, Raffaele è stato dimesso ed è tornato a casa. Proprio in questi giorni avrà la visita dall’oncologo per valutare la possibilità di sottoporsi ad un ciclo di chemioterapia adiuvante.


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