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giovedì 29 Luglio 2021
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Volo Bari-Cagliari, distrutta carrozzina elettrica di 32enne affetta da SMA2. Anita: “Come avermi tagliato le gambe”

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“Il peggior incubo”. È questo il ‘titolo’ scelto da Anita Pallara per la propria denuncia social. Un post carico di rabbia e amarezza, pubblicato su Facebook, in cui Anita, 32enne affetta da SMA2 e presidente nazionale della onlus Famiglie Sma, racconta quanto le è accaduto appena qualche ora fa.

“Martedì 6 luglio parto da Bari con il volo Ryanair, destinazione Cagliari – scrive Anita -. Preparo tutta la documentazione richiesta per viaggiare con una semplice carrozzina elettrica. Pago un biglietto normale come tutti, nonostante il mio (come quello di tutte le persone disabili) non sia un trattamento normale. Veniamo caricati quando e come decidono l’aeroporto e il vettore, ognuno con regole diverse, dobbiamo spiegare 100 volte che le carrozzine non sono bombe a orologeria ma semplice carrozzine elettriche, difficilmente siamo chiamati passeggeri ma siamo sigle. Per l’esattezza io sono Charlie”.

“Mio padre (o mia madre) si occupano di organizzare la carrozzina pronta per essere imbarcata – prosegue -. Stacchiamo i contatti, imballiamo il joystick, facciamo vedere come sbloccare e bloccare i freni per muoverla a mano. Ryanair non ha uno spazio dedicato in stiva: le carrozzine vengono caricate come bagagli, come merce, con nessuna attenzione particolare verso una cosa sacra”, scrive Anita, tutto maiuscolo, sottolineando l’importanza dell’oggetto per chi, come lei, è affetta da sclerosi laterale amiotrofica.

“Risultato – continua la 32enne nel suo racconto – arrivo a Cagliari e mi ritrovo con una carrozzina completamente inutilizzabile. Sono lontana da casa, non mi posso muovere e la mia carrozzina nuova, con me dall’aprile del 2021, per un banale volo aereo, è distrutta. Le carrozzine non sono oggetti. È come se da ieri improvvisamente mi avessero tagliato le gambe e le braccia. Senza avvertirmi e senza anestesia. È un dolore e una violazione dei propri diritti e del proprio corpo inimmaginabile. Ora non so come evolverà la questione – conclude Anita -, so per certo che questa cosa deve finire”.


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