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mercoledì 20 Ottobre 2021
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Bari, in classe con i doppi turni: primo giorno di ingressi scaglionati. Priorità alla Scuola protesta ancora – FOTO

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Primo giorno di scuola in Puglia con la sola provincia di Bari dove, per evitare assembramenti sui mezzi di trasporto, sono stati predisposti ingressi scaglionati per gli istituti secondari di secondo grado: il 75% alle 8 e il 25% alle 9.40. Nel liceo classico Quinto Orazio Flacco la dirigente Rosaria Gioncada ha organizzato i doppi turni convocando per il primo turno il triennio e per il secondo turno i ragazzi del biennio. “È una emozione grandissima dopo due anni in Dad – spiega -. È un giorno di festa perché finalmente i ragazzi sono con noi, sono tornati a riempire le nostre aule. Siamo pronti per ricominciare. Questo deve essere un messaggio di speranza”.

All’ingresso i ragazzi, tutti con la mascherina e distanziati, consegnano una autodichiarazione che certifica l’assenza di sintomi Covid o contatti recenti con positivi. Gli studenti si dicono “emozionati. La scuola in presenza ci è mancata”. Il papà di una ragazza del quarto ginnasio, che ha accompagnato la figlia nel suo primo giorno, commenta la scelta dei doppi turni: “immagino che sia una necessità temporanea – dice – e anche qualche disagio, rispetto agli effetti deleteri della Dad, credo sia accettabile. Questi ragazzi hanno bisogno di socializzazione”.

Sempre sulla scelta dei doppi turni, la preside Gioncada spiega: “Lo sperimenteremo, modificando all’occorrenza anche la didattica. Saranno giornate in cui potremo monitorare il sistema per dare anche noi risposte, rimodulando le attività extracurricolari. Quello che faremo – aggiunge la preside – sarà sempre a favore dei ragazzi e della didattica”. Ad una ipotesi di nuove chiusure e di ritorno in Dad “non ci voglio pensare” conclude.

Proprio su questo argomento Priorità alla Scuola, il comitato che ormai da diversi mesi ‘combatte’ la Dad, torna a mobilitarsi anche in Puglia “per una scuola in presenza tutto l’anno”, scrivono gli organizzatori della protesta. Tante le foto, già pubblicate sui social, che arrivano da Bari: dal Salvemini al Lenoci a Japigia, dal Flacco al Bianchi Dottula al Libertà, fino all’Amedeo d’Aosta e al Giulio Cesare. Striscioni appesi all’esterno degli istituti, ma anche sit-in in programma in mattinata davanti alla scuola Del Prete, in corso Benedetto Croce, e nel pomeriggio davanti all’Ufficio scolastico regionale.

“Con l’adesione, tra gli altri, di Cobas, FuoriMercato, Coordinamento Nazionale Precari Scuola, UDS, Rifondazione comunista e Potere al popolo – spiegano dal comitato – ci mobilitiamo ancora per dire forte e chiaro che non accetteremo un altro anno ‘a singhiozzo’. Vogliamo garanzie di presenza e continuità in tutta Italia e in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Non vogliano rivedere lo scempio di Regioni e Comuni che tengono chiuse le nostre scuole secondo il proprio variabile arbitrio. Vogliamo l’abrogazione della norma che consente la formazione di classi-pollaio. Vogliamo – concludono – una scuola pubblica, laica, inclusiva, solidale e di qualità”.

I motivi della nuova protesta sono elencati in un ‘manifesto’ composto da 11 punti. “Protestiamo perché”, dicono da Priorità alla Scuola:

  1. Nulla è stato fatto per ridurre gli alunni per classe e per dare più spazi alle scuole, perciò rimane una enorme percentuale di studenti in condizione di affollamento: ci mobilitiamo a oltranza per arrivare ad abrogare la norma della Riforma Gelmini che consente la formazione di classi pollaio e per ottenere una legge che cambi il numero degli alunni per classe;
  2. Sappiamo che troppi istituti superiori in Italia hanno già reintrodotto, con l’assenso dei Collegi e dei Consigli d’Istituto, una Didattica a Distanza strutturale o paradossali forme di “DAD di prossimità” (lezioni seguite in sede ma su schermo), a smentita delle affermazioni del Governo e del ministro Bianchi per cui nessun alunno dovrebbe fare nemmeno un’ora di Dad, salvo quarantene;
  3. Strutturare di fatto la DAD ha un unico risultato: arricchire le piattaforme digitali e i fornitori di servizi, impoverendo la Scuola e svilendo il diritto allo studio;
  4. Il piano scuola 2021/22 non ha proposto nessuna soluzione concreta alle carenze strutturali che affliggono la scuola da decenni, ma che sono state e saranno le principali responsabili nell’impedire un’adeguata gestione dell’emergenza sanitaria, con il risultato di comprimere il diritto all’istruzione in tutta Italia. Il ministero ha preferito ottenere la deroga alla norma di distanziamento piuttosto che intraprendere soluzioni strutturali;
  5. Una scuola pubblica che non funziona ha prodotto, negli ultimi due anni, una spaventosa crescita del disagio psicofisico nelle fasce adolescenziali, un incremento del tasso di abbandono scolastico, un peggioramento della qualità della formazione;
  6. Le carenze di personale non sono state risolte, per la volontà del Governo e del Ministero di non stabilizzare i precari; le nomine del personale ATA e del personale Docente, contrariamente a promesse e proclami, sono in ritardo anche quest’anno e le nomine attraverso le Graduatorie Provinciali per le Supplenze, con numerosi errori da correggere, impediscono il raggiungimento del tempo scuola;
  7. Anche a nomine fatte, il tempo pieno nelle scuole primarie e dell’infanzia è ancora un miraggio in molte parti d’Italia;
  8. Non è accettabile che non sia stata ancora affrontata seriamente la questione trasporti in merito alla loro capienza e frequenza;
  9. Non è accettabile che la scuola riparta, a settembre 2021, con protocolli rigidi per la fascia 6-12 e con criteri di quarantena sostanzialmente immutati a fronte del tasso di vaccinazione raggiunto tra i docenti e nel Paese; il ministro Bianchi esalta come una conquista il fatto che “solo la classe va in quarantena” ma è esattamente la stessa situazione che abbiamo vissuto lo scorso anno scolastico e che ha provocato la scuola “a singhiozzo”! Oggi vanno previste quarantene selettive garantite da un efficace tracciamento. Inoltre, i protocolli devono essere flessibili, chiari e congrui alla effettiva situazione pandemica, adattati al mutare delle mutevoli situazioni epidemiologiche;
  10. Non è accettabile che i protocolli non siano chiari e applicabili su tutto il territorio nazionale uniformemente
  11. Non è accettabile che le quarantene delle lavoratrici e dei lavoratori non siano retribuite.


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