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martedì 26 Ottobre 2021
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Virus stagionali, pediatri invasi da bimbi malati. Di Mauro: “Nostri studi a rischio contagio Covid. Seguite le regole”

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Virus stagionali che si mischiano con il Coronavirus-19, la riapertura di scuole e asili, tante le famiglie che si rivolgono al pediatra di famiglia per i propri figli ammalati. Ma c’è un problema, la “ridotta capacità di screening, di poter effettuare tamponi, di fast testing”, alla quale i medici non possono porre rimedio. Perché in Puglia i pediatri non hanno la possibilità di fare tamponi ai pazienti nei propri studi o corsie privilegiate per i bambini nelle liste d’attesa delle Asl. Così l’ambulatorio diventa un “posto ad alto rischio contagio”, come afferma il dottor Antonio Di Mauro, pediatra barese.

Ma chi corre questo rischio?

“Se faccio entrare nel mio studio un bambino malato di Covid, perché non ho la possibilità di un fast testing con un tampone, e subito dopo entra ad esempio una neomamma che non si è ancora vaccinata, un bambino fragile o una nonna che è stata esentata dalla vaccinazione, ovviamente le metto in una situazione di reale pericolo. Perché nella stanza, fino a qualche minuto prima, c’era un bimbo potenzialmente infettivo”.

Quindi è un problema anche per voi medici.

“Per questo chiediamo telefonicamente ai genitori di provvedere al tampone in caso di sintomi sospetti, prima di farli entrare in ambulatorio. Parliamo però di un test che spesso è a pagamento presso farmacie o laboratori, dato che il servizio pubblico non riesce ad effettuarlo nell’immediato. Se vogliamo mantenere l’ambulatorio pediatrico un posto ‘il più sicuro possibile’ dobbiamo darci delle regole. Per il bene di tutti”.

Quali sarebbero?

“L’accesso è consentito esclusivamente su prenotazione in modo tale da evitare assembramenti in sala d’attesa. Ogni bambino può essere accompagnato da un solo accompagnatore, preferibilmente con Green Pass. E ovviamente, il bambino febbrile andrebbe fatto entrare dopo un tampone negativo”.

I genitori come rispondono a queste indicazioni?

“C’è chi è molto attento e comprende l’utilità di queste norme. Poi ci sono i no-vax, quelli che ancora dicono ‘il Covid non esiste’, tra i quali c’è chi se la prende con me, dice che è un’ingiustizia. E non capisce che i più vulnerabili sono proprio loro: i non vaccinati, bambini compresi. In tanti anni non ho mai assistito a tanta aggressività. Ma io devo mantenere l’ambulatorio e i suoi avventori al sicuro, altrimenti non andrei a dormire con la coscienza pulita”.

Qualcuno mente sulle condizioni di salute dei figli?

“Molto probabilmente c’è chi lo fa per aggirare le regole. Perché i febbrili dovrebbero entrare solo con tampone negativo. I paucisintomatici o gli asintomatici possono sfuggire a queste norme che ci siamo dati. Al momento siamo invasi da bambini con sintomi blandi”.

Sono tanti?

“Ieri ho avuto 36 accessi, di cui 13 erano bambini febbrili, altri bilanci di salute, altri ancora controlli per l’attività sportiva non agonistica. È normale avere questi accessi numerosi perché, da quando è stato riaperto tutto, molti bimbi sono stati tolti da quella campana di vetro casalinga e al primo contatto con altre persone si sono ammalati. Tra questi 13 bambini poteva nascondersi un positivo, il fast testing è fondamentale.”

Quando guariscono, poi, dovranno andare a scuola o all’asilo.

“Un bimbo che ha avuto la febbre per qualche giorno dovrà tornare in classe prima o poi. Ora, se chiedo personalmente un tampone all’Asl, possono fissarmi una data anche dopo molti giorni dalla richiesta. Per fare prima i singoli genitori spesso sono costretti a pagarlo di tasca propria. Una propria ingiustizia sociale”.

Come si esce da questo caos?

“In tutti questi mesi non c’è stato un aumento della nostra capacità di fast testing. Bisognerebbe potenziare il sistema, dandoci la possibilità di fare tamponi direttamente in studio. Anche perché i genitori non devono più spendere di tasca propria”.


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