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sabato 16 Ottobre 2021
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Il porto diventa ‘teatro’, un parcheggio sulla SS16 e San Giorgio senza auto: così il Politecnico ridisegna Bari

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Il porto di Bari assume la forma di ‘teatro’, per ripensare il confine tra la città e il mare. San Giorgio senza auto, con due ‘piazze d’acqua’ e un parcheggio a ridosso della statale 16, per liberare finalmente la litoranea dal traffico. Una serie di ‘podi’ che lambiscono la lama Picone, a cambiare il volto della periferia urbana di Santa Rita.

Gli studenti e i docenti delle facoltà di Ingegneria e Architettura di Bari immaginano e disegnano una città diversa. L’occasione per esporre le loro idee è il BiARCH, Bari International Archifestival, l’evento internazionale che ha portato in Puglia la riflessione sul tema “Margini, confini, frontiere”.

Il contributo del Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria civile e dell’architettura del Politecnico di Bari è una elaborazione su problematiche emergenti della città: la ‘riforma’ dei quartieri popolari della periferia, la ‘riscrittura’ dei territori della linea costiera e la reinterpretazione delle aree a ridosso degli spazi portuali. Ciascuna di queste problematiche è stata indagata attraverso una mostra nel palazzo della Città metropolitana e un workshop di progettazione. Quelle che vi proponiamo sono le suggestioni più interessanti del lavoro degli studenti e dei docenti: tavole e testi che rimarranno patrimonio della città, e che magari potranno ispirare le trasformazioni future.

Kind of BlueVille, due piazze d’acqua a San Giorgio

Il progetto si propone di precisare ed intensificare il rapporto del quartiere con la geografia litoranea restituendo alla naturalità un ampio tratto di costa. La strada litoranea, liberata dalla viabilità carrabile (un grande parcheggio posto a ridosso della SS16 renderà possibile la ‘mobilità lenta’ all’interno del quartiere) e dalla presenza episodica di attrezzature per la ristorazione, verrà restituito alla natura e all’uso libero per l’attraversamento e la balneazione. Due piazze d’acqua, poste nei punti cospicui della Cala Gan Giorgio e della Cala Scizzo, accoglieranno le attrezzature per il losisir (club-nautico, ristoranti, mercato ittico a Cala San Giorgio) e per la balneazione (lido, lounge bar a Cala Scizzo). Le piazze d’acqua, pensate come grandi logge aperte al rapporto visivo con il mare, saranno costruite in legno secondo la tradizione dei pier e dei bagni flottanti dell’Adriatico. La struttura insediativa del quartiere sarà inoltre rafforzata attraverso la costruzione di un sistema continuo di spazi pubblici posti all’interno dei grandi isolati residenziali. In alcune parti il tessuto insediativo esistente sarà densificato attraverso la costruzione di edifici residenziali costruiti ‘a terrazze’, che tuttavia non altereranno il carattere suburbano di San Giorgio.

Atelier: Carlo Moccia (Coordinatore), Giuseppe Tupputi (assistente accademico), Maysha Mussonghora (tutor), Nicola Catella (tutor), Marco Munafò (studente), Francesca Annoscia (studente), Alen Drpljanin (studente), Ilaria Campese (studente), Luisa Del Giudice (studente)

Il mare fa spazio, il porto diventa ‘teatroide’

Bari è una città di mare, la sua bellezza vive del rapporto con lo spazio dell’area portuale estesa a tutto il fronte urbano. Occorre oggi riflettere e ripensare la cesura tra città e mare provocata dall’accrescimento delle aree portuali dal secondo dopoguerra. Anziché riempire il mare per conquistare superficie, occorre generare un processo inverso in cui sia l’acqua a riconquistare spazio.

Occorre riflettere su una delle parti più fragili della città, ma anche ricca di grandi potenzialità, sul recupero dello spazio del porto come “teatro” della città. Occorre rifondare il rapporto tra città e mare assumendo per la ricostruzione di questo spazio urbano un nuovo paradigma insediativo che coniughi la dimensione della città storica, alla misura dei nuovi interventi: i podi, i moli, le nuove unità edilizie. Un modello capace di definire un rapporto tra costruito e i vuoti d’acqua: l’acqua assume il ruolo di intervallo necessario al riconoscimento dell’identità delle parti costruite, le quali, a loro volta, hanno il ruolo di misurare lo spazio del bacino rendendone evidente il carattere di spazio pubblico urbano.

Marco Mannino (Coordinatore), Tiziano de Venuto (tutor), Paolo Fortini (tutor), Daniele Ragno (tutor), Antonio Antonino (studente), Chiara Carofiglio (studente), Jennifer Cutrì (studente), Martina Di Carlo (studente), Francesca Fariello (studente)

Radicare e aggregare, un’idea di ‘Città-Natura’ per il Quartiere Santa Rita

Il progetto assume la lama (potenziale corridoio verde della città di Bari) come elemento fisico strutturante dell’intero quartiere, rispetto al quale dispone una serie di podi che hanno il compito di aggregare in nuove unità urbane gli edifici esistenti e di radicarli al luogo. Questi podi, semi incassati nel terreno che degrada verso la lama, oltre a costituire i nuovi elementi distributivi degli edifici e a contenere i parcheggi, definiscono spazi di vicinato introversi (patii) e luoghi aperti e rivolti verso il paesaggio della lama e della campagna olivetata. Lo spazio vuoto tra le unità può essere così liberato dalle strade e dai parcheggi per essere restituito alla natura. I nuovi edifici hanno il ruolo di precisare il principio insediativo sovrascritto. In particolare, le torri individuano le unità urbane verso la campagna e segnano il punto in cui i podi emergono dal suolo. Dalla parte opposta, dove raggiungono la massima altezza fuori terra, questi ultimi sono definiti da un sistema di rampe che li collegano alla lama.

Francesco Defilippis (Coordinatore), Antonio Nitti (assistente accademico), Rachele Lomurno (tutor), Francesco Paolo Protomastro (tutor), Eduardo Bucci (tutor), Martina Morelli (studente), Sebastiano Narracci (studente), Alessandro Iacovelli (studente), Dalila Nugnes (studente), Gianluca Ranieri (studente), Rossella Zeverino (studente)


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