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sabato 29 Gennaio 2022
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“Difendiamo l’identità: no al genere provvisorio”, blitz contro il liceo Scacchi di Bari

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“Difendiamo l’identità: no al genere provvisorio”. Con questo slogan sono comparsi una serie di manifesti, affissi sui muri del liceo scientifico Scacchi di Bari. Un blitz rivendicato dall’associazione “Azione Studentesca Bari”, che in un comunicato afferma di “sollevarsi contro il riconoscimento della ‘carriera alias’ promossa dal liceo barese”. Immediato lo sdegno dell’Unione degli studenti, che si scaglia contro i ‘manifesti intimidatori’.

La notizia del riconoscimento della ‘carriera alias’ allo Scacchi (primo liceo in Puglia, sesto in Italia) è stata raccontata da Telebari, che ha raccolto anche le dichiarazioni della preside, Chiara Conte, sulla necessità di costruire dal basso una “scuola nuova, al passo con i tempi e all’avanguardia”. Con questo spirito lo Scacchi ha approvato il riconoscimento della “carriera alias”, grazie alla quale gli studenti e le studentesse che stanno vivendo un percorso di transizione di genere (cambio sesso, per semplificare) possono avere il nome scelto nei documenti ufficiali scolastici, dal libretto delle assenze al registro elettronico. “I tempi sono maturi per potere affrontare tematiche più complicate nell’ambito dei diritti della persona – ha commentato la preside Conte a Telebari – La scuola è il luogo per eccellenza dell’educazione con la lettera maiuscola, ed è nostro dovere creare per i ragazzi un ambiente sereno e lontano dalle discriminazioni”.

Dopo la diffusione della notizia, ieri sera sono stati affissi i manifesti dall’associazione Azione Studentesca. “L’identità va tutelata e valorizzata; per troppo tempo, infatti, anche a causa della pandemia, i giovani hanno vissuto momenti importanti della loro crescita con un pressante senso di precarietà e instabilità e riforme come questa non fanno altro che danneggiare ulteriormente la percezione di sé – è la nota di rivendicazione del blitz – Chiediamo che tali derive progressiste cessino immediatamente: le scuole devono ritornare ad essere dei centri educativi e non megafoni per l’assordante propaganda mainstream”.

Inevitabile la risposta dell’Unione degli studenti, che ha promosso il riconoscimento della ‘carriera alias’ allo Scacchi e che sta cercando di sensibilizzare sul tema anche altre scuole. “Si è avviato un processo di forte sensibilizzazione rispetto alle tematiche di genere”, spiega l’Uds. “I volantini affissi davanti la nostra scuola non ci fanno paura, continueremo a lavorare per costruire una scuola sicura in cui vengono riconosciuti e tutelati i diritti di ogni studente”, dichiara Monica Martulli, studentessa dello Scacchi.

L’Unione degli Studenti Bari difende la posizione degli studenti dello Scacchi: “L’anno scorso abbiamo partecipato con entusiasmo al processo che ha portato all’istituzione di questa norma, già usata da oltre 10 anni nell’Università di Bari e diffusa in tante scuole nel mondo. La nostra speranza è quella che sempre più scuole possano adottarla: le scuole devono essere spazi sicuri per gli studenti che le attraversano, luoghi in cui la cura di ogni persona della comunità non viene solo insegnata ma praticata. Questo per noi è innanzitutto antifascismo: le intimidazioni fasciste non hanno cittadinanza, e ora più che mai dobbiamo essere intransigenti contro chi si oppone all’inclusione e all’autodeterminazione”.

Anche il coordinamento Bari Pride sostiene la scuola. “Questo sabato abbiamo invitato in piazza con noi alcuni rappresentanti degli studenti che hanno promosso la carriera alias – anticipa la portavoce Asia Iurlo – È ora che si comprenda che la transazione di genere non è una scelta, una moda, ma l’affermazione della propria identità nella maniera più intima possibile. Gli e le adolescenti transgender vanno supportate con ogni strumento a disposizione, affinché non abbandonino gli studi in primis, si sentano sempre al sicuro e accolti nelle loro comunità, e possano costruirsi un proprio futuro lontano dalle discriminazioni. Ad oggi l’accesso al mondo del lavoro delle persone T è ancora un nodo problematico, lavorare già nell’inclusione scolastica significa porre solide basi per il futuro di tutte e tutti. I rigurgiti reazionari che ci chiedono di desistere non ci spaventano: le persone LGBT+ non sono una piccola comunità isolata, sono cittadini e cittadine con una voce e dei diritti”.

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