Un tesoro sotterraneo, e non solo per ciò che vi si può trovare, ma per la storia anzi – le storie – che tra questi cunicoli si sono consumate. C’è lo spazio che probabilmente era adibito un tempo allo studio dei più piccoli, con lavagne e disegni. Il loro passaggio è chiaro, vista la presenza di giocattoli e palline, di quelle che rimbalzano, oramai coperte di polvere.
Ma la vita passata nel rifugio antiaereo che si dirama al di sotto nella scuola don Bosco – nel cuore del quartiere Libertà – ha a che fare col quotidiano, con i piccoli gesti di ogni giorno. Per terra vecchi bicchieri, stoviglie, i resti di qualche pentola, testimonianze di una sopravvivenza improvvisa e improvvisata. Una cassa piena di vecchi vestiti, per lo più gonne femminili i cui colori oramai sono modificati dal tempo trascorso.
A farci da Cicerone il dirigente scolastico della scuola, Gerardo Marchitelli. Con lui il signor Mino, custode oramai in pensione che quel labirinto lo conosce come le proprie tasche. E’ lui a guidarci tra i cunicoli, con una luce di fortuna. Anche se lui non ne avrebbe bisogno, a guidarlo è la memoria. Si dichiara emozionato come la prima volta, spiega, mentre ci mostra i piccoli grandi tesori celati nel rifugio.
Le brandine, vecchi attrezzi, radio e tappeti, i sedili in pietra su cui probabilmente si stringevano i residenti della zona in caso di pericolo. Oggetti sacri – o quel che ne rimane – parlano di una fede, comunque, nel futuro. E chi non credeva, chissà, forse si faceva bastare una birra. A parte dei sotterranei si accede da una scala interna alla scuola, alle restanti stanze invece da una botola esterna.








