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Home » TV » Editoriali » “Portate beni in via Carulli 67”: cosa c’è dietro il messaggio diventato virale

“Portate beni in via Carulli 67”: cosa c’è dietro il messaggio diventato virale

diMarianna Colasanto
28 Febbraio 2022
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Si è trattato di un equivoco. In via Carulli 67 non c’è la sede dell’associazione “Italo Ucraina di Puglia e Basilicata”, ma una piccola agenzia per spedizioni internazionali. Eppure ieri mattina migliaia di messaggi hanno preso a girare in modo vorticoso, in molte chat di Whatsapp, dando il via alla catena di solidarietà per la raccolta di beni primari e medicine da mandare in Ucraina. Una catena nella quale ci si è subito impigliati.

A distanza di poche ore è arrivata la smentita, attraverso un messaggio “inoltrato molte volte”. “Attenti allo sciacallaggio – recitava il nuovo sms – L’Assessora Francesca Bottalico ha comunicato che terrà un elenco dei punti di raccolta autorizzati. Pertanto il momento via Carulli non è autorizzato”. Effettivamente è così: il Comune di Bari e l’assessorato al Welfare dirameranno oggi (lunedì 28 febbraio) le indicazioni utili per la eventuale raccolta di beni di prima necessità, su indicazione del Consolato ucraino e dell’Anci.

Noi, però, abbiamo voluto fare chiarezza. E siamo andati a vedere cosa c’è in via Carulli. Al civico 67 esiste un piccolo locale, con le mura bianche e piuttosto spoglio. Al suo interno troviamo cinque persone: tre donne in attesa di capire se poter lasciare le loro donazioni, un uomo che si rivolge con toni un po’ alti a un’altra signora, dietro un bancone, che allo stesso tempo è coinvolta in una conversazione telefonica, altrettanto concitata, con un suo connazionale.

Si tratta Xana, è la proprietaria della piccola agenzia. All’altro capo del telefono c’è il suo collega. Xana sventola un documento e sta cercando di spiegare che la sua è una ditta per spedizioni regolarmente registrata alla Camera di Commercio, e non è sede di nessuna associazione. Il signore dai toni concitati le consiglia di rivolgersi a un avvocato o al sindaco di Bari per spiegare l’equivoco. Ma lei non ha nulla da spiegare dato che – dice – è “in regola con le carte”.

Xana (di origine ucraina, italiana e residente in Puglia da 33 anni) è esasperata, scoppia in lacrime e ci spiega come sono andate le cose. “Non faccio parte di alcuna associazione. Da una settimana, da quando è scoppiata la guerra, non sto più lavorando – racconta – Ma ciò non m’impedisce di usare le mie risorse per aiutare il Paese in cui sono nata. Ho un camion di beni pronto a partire per l’Ucraina, ma nel caso in cui le donazioni ricevute da chi mi conosce e attraverso il passaparola in quel camion non riuscissero a starci tutte, avrei bisogno di un altro mezzo. Però non dispongo dei soldi per acquistare il carburante necessario per arrivare in Ucraina. Per questa ragione, sotto suggerimento del mio collega, ho chiesto a qualche conoscente, se fosse stato necessario, di prestarmi i soldi sufficienti per il carburante per il secondo mezzo. Ma qualcuno ha pensato che quel denaro volessi intascarmelo, cosa assolutamente non vera. Un’iniziativa personale di solidarietà è stata totalmente travisata attraverso le chat”.

Nella fredda e piovosa domenica pomeriggio, alla spicciolata, continuano a presentarsi persone che portano borse con abiti e cibo. “Sono una dottoressa – afferma una donna – con i miei colleghi intendiamo raccogliere i farmaci di cui si ha più necessità”. La dottoressa e tutte le persone che vogliono donare dovranno attendere ancora qualche ora, per sapere quali sono i punti ufficiali per la raccolta di beni da inviare in Ucraina. Informazioni che L’Assessora alle Politiche Sociali Francesca Bottalico e il Comune di Bari sono in attesa di ricevere, da parte del Consolato Ucraino a Napoli e dell’Anci.

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