Dal 10 febbraio scorso cinque residenti anziani di Casa Calabrese, ex orfanotrofio cittadino di Santeramo in Colle, vecchia struttura che sorge in via Cassano, rischiano di non avere più una sistemazione.
Il Comune murgiano ha infatti inviato una lettera che intima lo sfratto esecutivo dall’immobile, impropriamente adibito ad alloggio, e di lasciarlo “libero e vuoto da cose, animali, persone anche interposte”, in favore dell’ente, entro il 31 marzo prossimo.
Inevitabile apprensione in coloro i quali avevano trovato in quell’immobile un ambiente dove poter vivere. Così la Cgil ha provato a farsi carico della loro istanza.
“Non possiamo permettere che queste cinque persone, quasi tutte gravemente malate, molte non grado di intendere volere, lascino Casa Calabrese dopo trent’anni. Questo è un atteggiamento vergognoso, questa gente ha il diritto di vivere e morire nella città dove è nata e cresciuta. Abbiamo inviato una lettera a tutti i consiglieri comunali perché aiutino questa povera gente. Queste persone sono state abbandonate dalla propria famiglia, potrebbero anche pagare il fitto se solo il Comune le lasciasse lì. Vorremmo che l’amministrazione si rendesse conto che stiamo parlando di soggetti anziani, soli, malati, abbandonati a loro stessi”, ha ammonito la segreteria cittadina del sindacato.
La replica dell’ente comunale di Santeramo in Colle è giunta dal dirigente Arturo Carone, che ha spiegato a Telebari come lo sfratto sia dovuto, “in quanto quell’immobile è stato occupato illegittimamente. Purtroppo – ha continuato – non c’è alternativa. Ci hanno chiesto il perché abbiamo inviato una lettera solo a cinque persone e non a tutte le altre. Le altre persone che vivono in quell’area sono in case popolari e pagano regolarmente il fitto. Purtroppo questi cinque soggetti occupano un immobile non facente parte dei complessi di edilizia residenziale pubblica. Possiamo pensare, grazie i fondi del PNRR – ha quindi aggiunto Carone -, di realizzare un nuovo progetto e di destinare questa struttura ad un housing sociale per persone sole, ma in questo momento la struttura non è abilitata e non é stata regolarmente accatastata”, ha spiegato il dirigente del Comune, aprendo ad una possibilità futura.
“È stata fatta tra l’altro una verifica sullo stato finanziario di queste persone – ha continuato – e, lo scorso mese, abbiamo accertato che alcune risultano avere un reddito anche molto alto. Abbiamo avuto diversi colloqui con le famiglie interessate, ma nessuno purtroppo vuole prendersi cura dei familiari, tanto che la nostra assistente sociale ha richiesto la nomina di un amministratore di sostegno. Dal punto di vista giuridico e normativo – ha evidenziato infine Carone – purtroppo lo sfratto è l’unica soluzione che ci resta, ma non c’è problema: ci faremo carico delle spese delle strutture che ospiteranno queste persone, purtroppo abbandonate da tutti. Questi istituti – è stata la precisazione conclusiva – però non si trovano sul territorio santermano, in città ne siamo sprovvisti”.






