Rincari boom anche sui beni di prima necessità. Lo scopre il cittadino medio che ogni giorno va a fare, lo conferma a Telebari l’avvocato Dario Durso del Codacons Bari.
“Partendo dal mercato ortofrutticolo, stiamo registrando aumenti dal 30 fino al 50 per cento – spiega l’esperto -. Dal +30% della cima di rapa al +57% del finocchio. E ancora il pomodoro, passato in un anno da tre a quattro euro. Per non parlare della farina, bene di prima necessità che nei primi cinque mesi del 2022 ha fatto registrare un aumento di 10 centesimi al mese: sugli scaffali dei discount, la farina di grano duro è passata da 40 a 70 centesimi. Una circostanza che comporta, evidentemente, anche l’aumento del costo di pane e pasta. Rincari che determineranno nelle tasche degli italiani un ‘buco’ da 500 euro”.

A subire rincari anche i cosiddetti prodotti a chilometro zero. “In questo caso, purtroppo, dobbiamo segnalare anche una certa tendenza alla speculazione – dice Durso -. Manovre speculative che, in combo con l’aumento dei costi tipo quello dell’energia elettrica, ha portato grossi balzi in avanti nei costi anche di alimenti di casa nostra: come la cipolla di Acquaviva o il carciofo brindisino. La ciliegia di Turi? Fino all’anno scorso la Ferrovia di Turi, Castellana o Conversano la pagavamo 7 o 8 euro al chilo. Quest’anno il prezzo potrà arrivare anche a 10 euro. La giustificazione? I grossisti, che la pagano al produttore 1.50 euro al chilo, preferiscono rivenderla ai mercati del nord Italia o all’estero, dove la quotazione arriva fino a 35 euro al chilo”.







